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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 15 - 30 ott 2013
ISSN 2037-4801

Focus - Migrazioni  

Cultura

Dallo Stato dei cittadini alla società multiculturale

Diritti degli immigrati, clandestinità, cittadinanza, partecipazione dei 'nuovi arrivati’ alla vita pubblica e sociale sono temi che emergono con forza in queste settimane in cui si assiste all’intensificazione del fenomeno migratorio e al verificarsi di episodi drammatici. “Se lo Stato ha la funzione di tutelare i diritti degli individui, il necessario aggancio della cittadinanza a uno Stato ne segna a un tempo stesso il limite, in quanto l’assoggetta alla logica della sovranità e dell’interesse nazionale”, spiega Fabio Marcelli dell’Istituto di studi giuridici internazionali (Isgi) del Consiglio nazionale delle ricerche, che sull’argomento ha appena pubblicato un volume che raccoglie molti contributi di studiosi: 'Immigrazione, asilo e cittadinanza universale’ (Editoriale scientifica Napoli).

I recenti sbarchi e le migrazioni che interessano in questo momento il Mediterraneo, secondo Marcelli, pongono dunque in discussione il concetto stesso di cittadinanza. “In ballo c’è la qualità della democrazia, messa in crisi nel momento in cui si vanno definendo una pluralità di 'status’ senza che ci sia una ristrutturazione dell’ordinamento giuridico, tale da consentire il pieno inserimento degli immigrati. Proprio un’osservazione disincantata della situazione italiana induce a constatare come l’esistenza di 'soggetti di seconda classe’ contribuisca a un peggioramento generalizzato delle condizioni di legalità, specie in settori dove si esercitano poteri e strumenti di pressione, come nei rapporti di lavoro”.

La soluzione può venire da una visione cosmopolita, che contrapponga allo Stato-nazione “uno Stato multiculturale e transazionale capace di garantire unitamente al rispetto del principio dell’uguaglianza sovrana, la promozione di nuove forme di cooperazione fra gli Stati, un arricchimento della gamma dei diritti attribuiti agli individui”. Marcelli ipotizza ad esempio un reddito universale di cittadinanza alimentato dai proventi di una tassa sui movimenti internazionali del capitale, gestita da un ente sovrannazionale. Tra le altre idee, “la cittadinanza multilevel” e la “molteplicità delle appartenenze già applicata ad alcune realtà particolari come l’Ulster dopo gli accordi di pace o la Bolivia che, per effetto del recupero dell’identità indigena, si è autodefinita Repubblica plurinazionale”.

Sandra Fiore

Fonte: Fabio Marcelli, Istituto di studi giuridici internazionali, Roma, tel. 06/49937662 , email fabio.marcelli@isgi.cnr.it -