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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 2 - 24 mar 2010
ISSN 2037-4801

Focus  

Ambiente

Una tac per 'curare' il dissesto

Sono dati del rapporto Ambiente Italia di Legambiente, il 70 per cento del territorio italiano è a rischio smottamento e in Calabria, Valle d'Aosta e Umbria il pericolo si estende quasi al 100 per cento. In quest'ottica, i ricercatori dell'Istituto di metodologie per l'analisi ambientale (Imaa) del Cnr di Potenza hanno sviluppato tecniche tomografiche per la diagnostica elettromagnetica non invasiva di strutture geologiche complesse. In altre parole, hanno messo a punto, migliorato e applicato con successo una tecnica di ‘tomografia geoelettrica', una sorta di ‘Tac', che, sondando il sottosuolo con la corrente elettrica,  rileva dimensioni e caratteristiche del terreno instabile e acquisisce informazioni sull'area circostante, ad esempio rocce e falde acquifere, per predisporre interventi adeguati.

"La ‘Tac geologica' si è dimostrata uno strumento ottimale per studiare aree interessate da fenomeni di dissesto idrogeologico, strutture sismogenetiche e vulcani attivi", spiega Vincenzo Lapenna, responsabile del laboratorio geofisico dell'Imaa-Cnr. "La ‘tomografia geoelettrica attiva' consente di ottenere immagini bi-tri-quadridimensionali della variazione temporale e spaziale, sia laterale sia in profondità, della resistività elettrica nel sottosuolo mediante l'invio di corrente elettrica. Quella 'passiva', invece, si basa sullo studio della variabilità spazio-temporale dei campi elettrici generati dalla migrazione di fluidi nel sottosuolo. L'integrazione di queste tecniche con altre innovative ati permette di ottenere ‘immagini elettriche' ad altissima risoluzione, che forniscono informazioni più attendibili sulle condizioni fisiche delle rocce e sulla presenza di superfici di discontinuità e/o di falde acquifere a diverse profondità".

I dati che questo sistema consente di raccogliere sono preziosissimi per la progettazione e la messa in sicurezza dei versanti montuosi a rischio. L'individuazione delle aree a maggior contenuto di acqua permette inoltre di predisporre sistemi di drenaggio ad hoc, per allontanare l'acqua dal corpo di frana e diminuirne il potere distruttivo.

"In collaborazione con l'Istituto di ricerca sulla protezione idrogeologia (Irpi) del Cnr abbiamo applicato questa tecnologia", spiega Angela Perrone dell'Imaa, "per caratterizzare un versante a rischio frana posizionato a monte dell'abitato di Altolia, uno dei paesi della provincia di Messina colpiti dall'alluvione dell'ottobre 2009. Il risultato ottenuto ha permesso di discriminare il materiale di copertura a potenziale rischio (colori dall'azzurro al giallo) dal substrato più stabile (colori dall'arancio al viola)".  (Fig. 1)

"Un altro studio effettuato con la tomografia geoelettrica, in collaborazione con l'università della Basilicata", prosegue la ricercatrice, "ha permesso di caratterizzare un versante instabile posizionato nel centro abitato di Tricarico, nella provincia di Matera. Anche in questo caso il risultato ottenuto, confrontato e validato con dati di tipo litologico, ha permesso di discriminare il substrato calcareo (colori dal verde al rosso) dal materiale argilloso potenzialmente instabile (colori dal celeste al blu). "" (Fig. 2)

Questa tecnica è stata impiegata in Abruzzo in attività a supporto del Dipartimento della Protezione Civile. "Abbiamo eseguito numerose Tomografie di resistività elettriche (Ert)", spiega Sabatino Piscitelli dell'Imaa-Cnr, responsabile scientifico della campagna di misure effettuate nell'ambito degli studi sulla microzonazione sismica dell'area epicentrale del sisma del 6 aprile 2009, coordinata dal Dipartimento della Protezione Civile Nazionale, "che ha fornito preziose indicazioni sull'assetto geologico-strutturale e litilogico-stratigrafico del sottosuolo delle aree investigate".

 

 

Rosanna Dassisti

Fonte: Vincenzo Lapenna , Istituto di metodologie per l'analisi ambientale, Tito Scalo, tel. 0971/427206, email lapenna@imaa.cnr.it