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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 12 - 11 set 2013
ISSN 2037-4801

Focus - Idee per la politica  

Salute

Medicina, finanziare la ricerca libera

La scelta tra ricerca libera, la cosiddetta ricerca 'curiosity driven’ e ricerca finalizzata o applicata alla soluzione di specifici problemi è uno dei temi “politici” che da sempre divide l’atteggiamento dei finanziatori istituzionali. Questa domanda sembra ancora più rilevante in tempi di crisi economica come quelli attuali: può un paese con i problemi dell’Italia permettersi di finanziare la ricerca cosiddetta 'di base’, o non si dovrebbero invece focalizzare le poche risorse disponibili sul trasferimento tecnologico e su progetti applicativi?

Sulla linea tracciata da illustrissimi scienziati come Pasteur e Marconi, l’applicazione delle cui scoperte ha cambiato il mondo, la risposta a questa domanda è sempre la stessa: non esiste distinzione tra ricerca di base e finalizzata, esistono solo buona e cattiva ricerca.

In campo biomedico esempi di ricerca 'curiosity driven' che hanno portato ad applicazioni nel campo diagnostico e terapeutico anche in tempi recenti non mancano. Dallo studio dei batteri che vivono in condizioni estreme di temperatura e pressione (i cosiddetti estremofili) si è arrivati allo sviluppo della cosiddetta reazione Pcr, che è oggi il mezzo diagnostico più sensibile e utilizzato per l’identificazione di infezioni virali, per la caratterizzazione molecolare dei tumori e per lo sviluppo di tecniche molecolari di diagnosi e terapia. Gli anticorpi monoclonali, scoperti da ricercatori che studiavano i meccanismi di secrezione in alcuni tumori rari, hanno permesso lo sviluppo non solo di sofisticati strumenti diagnostici utilizzati in tutti i presidi ospedalieri, ma anche di alcuni tra i 'farmaci’ più innovativi ed efficaci. Lo studio di strane meduse fluorescenti ha portato all’identificazione di una metodologia che ha rivoluzionato lo studio della fisiologia e della patologia.

L’utilizzazione industriale di queste scoperte ha portato alla creazione di centinaia di industrie biotecnologiche e a migliaia di nuovi posti di lavoro. Nel settore biomedico l’inscindibilità tra ricerca libera e applicata è più chiara che in altri campi, ma in tutti i settori della ricerca i grandi progressi tecnologici sono sempre stati la conseguenza di una ricerca libera di altissima qualità, da quello umanistico, alla fisica, alla chimica, all’agroalimentare. E anche nel dipartimento di scienze biomediche (Dsb) del Cnr le due anime - quella focalizzata sulla comprensione dei meccanismi fondamentali dei processi biologici e quella focalizzata sull’interazione con il mondo della sanità pubblica e dell’industria biotecnologica - convivono e si integrano.

Queste brevi considerazioni, ovvie per chi opera nel settore, sono troppo spesso dimenticate dai politici, che tendono a considerare la ricerca di base un lusso consentito solo ai paesi economicamente più forti. È probabilmente vero, invece, il contrario: le grandi idee innovative che fanno da volano allo sviluppo economico di un paese non possono che nascere da una forte ricerca libera. Di questa realtà sono invece perfettamente consce molte economie emergenti, dalla Cina all’India, dalla Corea al Brasile, che stanno investendo in maniera massiccia su cultura e ricerca, in controtendenza con quanto si sta facendo in alcuni paesi 'avanzati’ e soprattutto nel nostro.

L’altro problema che la politica dovrebbe rapidamente affrontare è l’identificazione dei mezzi per una valutazione obiettiva della qualità della ricerca e, soprattutto, lo sviluppo di strategie adeguate per premiare la qualità. Valutazione trasparente e corretta premialità sono i due pilastri su cui si basa il futuro del comparto e i passi fatti in questa direzione nel nostro Paese sono stati troppo timidi e insufficienti.

Ancora troppo spesso molti dei pochi fondi disponibili, anche e soprattutto per i processi di reclutamento e promozione dei ricercatori, finiscono in rivoli nei quali i criteri di assegnazione sono poco trasparenti e le verifiche spesso assenti o superficiali. È sicuramente vero che i fondi destinati alla ricerca in Italia sono pochi rispetto ad altre nazioni nostre partner o concorrenti; tuttavia, oggi il punto principale da risolvere non è tanto, o solo, aumentarli quanto identificare i modi affinché siano distribuiti con maggiore efficacia e arrivino ai migliori. Distribuire più fondi senza migliorare i meccanismi di assegnazione e le verifiche sul loro utilizzo servirebbe solo ad aumentare gli sprechi. Esempi virtuosi esistono in tantissimi paesi, è necessaria però la volontà politica per applicarli.

Tullio Pozzan

Fonte: Tullio Pozzan, Dipartimento di scienze biomediche del Cnr, tel. 06/49933714, - 2458 , email direttore.dsb@cnr.it -