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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 12 - 11 set 2013
ISSN 2037-4801

Focus - Idee per la politica  

Ambiente

Chimica: migliora ambiente e qualità della vita

A partire dal secondo dopoguerra, la chimica ha svolto un ruolo chiave e trainante per l’economia italiana: a volte, purtroppo, a discapito della salubrità ambientale. Tuttavia nell'ultimo ventennio le attività di ricerca e di innovazione hanno permesso di sviluppare metodologie e processi che ne hanno profondamente ridotto le criticità tanto che oggi possiamo parlare di 'chimica verde’ e trovare in essa proprio uno degli strumenti più avanzati per migliorare l'ambiente e la qualità della vita.

I prossimi anni vedranno ancora la chimica protagonista, del sistema industriale ed economico del nostro Paese, capace di fornire beni intermedi a tutti i settori e trasferire sui prodotti di consumo il proprio contenuto innovativo. Del resto, essa è già un settore su cui puntare: nel 2009 la chimica italiana ha espresso una produzione di ben 46 miliardi di euro, collocandosi al terzo posto in Europa e all’ottavo nel mondo (con il 10% della produzione europea e il 5,6% della produzione manifatturiera nazionale). Un andamento confermato dagli ultimi dati, a dimostrazione di un ruolo chiave per lo sviluppo di tecnologie abilitanti in tutti i settori industriali strategici e della propria presenza sia nella definizione di formulazioni, sia nella realizzazione di materiali innovativi.

La chimica e i materiali, attraverso la ricerca e l'innovazione, garantiscono uno sviluppo realmente sostenibile una vita confortevole in armonia con l'ambiente e la natura. In tale contesto assumono una particolare valenza i temi di ricerca legati allo sviluppo di sistemi con nuove funzionalità specifiche traducibili sia in innovazione di prodotto sia in nuovi servizi. È evidente però che esiste una forte necessità di investire risorse in particolare nello sviluppo di prototipi e nell'industrializzazione.

Nell'analizzare gli elementi principali che condizionano lo sviluppo della ricerca italiana si può partire dal 2008, con l'inizio della crisi economica internazionale. Gli stati emergenti (Cina, India, Brasile, etc.) proponevano immediatamente sforzi ingenti, per continuare ad avanzare in conoscenza e sviluppare prodotti e infrastrutture avanzate altamente competitivi, intendendo cioè la concorrenza rispetto ai cosiddetti paesi avanzati in termini di qualità e alte prestazioni piuttosto che in costi di materie e forza lavoro. Gli stati avanzati (Usa, Giappone, Canada, Uk, Francia, etc.) hanno invece investito, senza ridurre i finanziamenti alla ricerca, principalmente in educazione, innovazione e sviluppo industriale.

Nella mancanza di una valida strategia per la ricerca e innovazione del nostro Paese, ha poi inciso la mancanza di continuità politica: dal 2008 ad oggi si sono susseguiti tre governi e in questi cinque anni la ricerca, la formazione, l’innovazione, sono state considerate al pari di altre 'spese' su cui bisognava intervenire in termini di contenimento.

Insieme alla cospicua riduzione delle risorse, si è assistito a un incremento notevole della burocrazia: comprare un semplice prodotto da laboratorio comporta ormai tempi inaccettabili. Sarebbe auspicabile quindi – ed è una riforma a costo zero – provvedere a un rapido processo di de-burocratizzazione e semplificazione normativo-gestionale del sistema.

È apprezzabile la pubblicazione dei diversi bandi (Pon, Por, Clusters, Smart City & Smart Communities, etc.) che hanno permesso di mettere a sistema gli enti di ricerca pubblici-privati e le industrie, ma oltre alla riduzione dei fondi permangono ritardi organizzativi e gestionali destinati ad avere effetti devastanti sulle attività proposte e portando ad un prematuro 'invecchiamento' della ricerca. Anche in questo caso – sempre a costo zero – sarebbe auspicabile definire e rispettare risorse e cronoprogrammi.

La ricerca soffre poi, a proposito di invecchiamento, del rallentamento delle assunzione di giovani ricercatori che rappresentano la componente principale per garantire nuove idee e innovazione. In tal senso, sarebbe utile adeguare il sistema a quello adottato dai paesi avanzati: eliminare l'attuale procedura concorsuale, attuando l'arruolamento diretto secondo le necessità strategiche, prima attraverso la presentazione del curriculum vitae del candidato e di lettere di presentazione (in senso anglosassone) di esperti stranieri-esterni e poi con la valutazione mediante colloquio.

In conclusione, sebbene il nostro Paese sia in ritardo rispetto ad altri, esiste ancora la possibilità di rafforzare e rendere competitivo l’intero sistema, come dimostrato proprio dal settore della chimica e dei materiali.

Luigi Ambrosio

Fonte: Luigi Ambrosio, Dipartimento scienze chimiche e tecnologia dei materiali, tel. 06/49937765, - 833 , email direttore.dsctm@cnr.it -