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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 9 - 29 mag 2013
ISSN 2037-4801

L'altra ricerca   a cura di Rosanna Dassisti

Salute

Fabbrica di insulina dalla pelle

È sicuro e privo di rischi il metodo messo a punto dai ricercatori dell'Università di Milano per trasformare le cellule della pelle in cellule che producono insulina, senza alterarne il Dna, aprendo nuove prospettive per la cura del diabete e del tumore al pancreas. Trapiantate in topi diabetici, infatti, le cellule ottenute in laboratorio hanno ridotto i livelli di glicemia. Lo studio è in corso di pubblicazione su 'Proceedings of the National Academy of Sciences' (Pnas), organo ufficiale dell'Accademia delle scienze americana.

La ricerca, finanziata da Associazione italiana per la ricerca sul cancro, ministero dell'Istruzione, università e ricerca e Regione Lombardia, è stata coordinata da Tiziana Brevini e Fulvio Gandolfi del laboratorio di Embriologia biomedica di Unistem, il centro per la ricerca sulle cellule staminali della Statale di Milano.

"Tutte le cellule del nostro organismo possiedono lo stesso Dna, ma poi si differenziano in più di 200 tipi cellulari per formare i diversi organi e tessuti", spiegano i ricercatori. "Ciò è possibile grazie a un meccanismo di selezione in base al quale alcuni tratti del Dna sono attivati e altri vengono invece silenziati". Così si forma una cellula del cuore, diversa da quella del fegato o della pelle. Per esempio, in una cellula del cuore sono attive le sequenze di Dna che controllano il conseguimento della corretta morfologia e funzionalità cellulare cardiaca, mentre sono inaccessibili, e quindi represse, quelle tipiche delle cellule di altri tessuti. "Il profilo di espressione è dunque regolabile da modificazioni che non toccano la sequenza del Dna ma solo la sua accessibilità e che vengono definite 'epigenetiche'", spiegano ancora i ricercatori. Dunque, "interagendo con i processi epigenetici di definizione tissutale, si può modificare la specializzazione e il destino di una cellula".

È stato così possibile convertire una cellula cutanea in una che produce i diversi ormoni pancreatici. Una trasformazione che si è mantenuta stabile anche dopo il trapianto delle cellule in topi diabetici, dove la loro presenza ha assicurato normali livelli di glicemia.

Gli autori dello studio hanno utilizzato per la loro ricerca la 5 aza-citidina, una molecola in grado di rimuovere dal Dna delle cellule differenziate i 'blocchi' che ne limitano l'accessibilità, sfruttando questa 'finestra di aumentata plasticità' per attivare con successo un programma di differenziamento diverso: hanno azzerato il programma attivo nelle cellule prelevate dalla cute indirizzandole verso il differenziamento pancreatico.

Notevoli sono le implicazioni legate a questo nuovo approccio sperimentale, che apre strade alternative sia nell'ambito della terapia del diabete, sia nel tumore del pancreas. L'utilizzo delle cellule 'convertite' permetterà la messa a punto di screening pre-clinici e test farmacologici che evitano l'impiego di modelli sperimentali animali e forniscono dati direttamente applicabili alla specie umana. Inoltre, la facile reperibilità delle cellule dalla cute, permetterà l'allestimento di terapie paziente-specifiche.