Ultima edizione | Archivio giornali | Archivio tematico | Archivio video

CNR: Alamanacco della Scienza

Archivio

N. 7 - 17 apr 2013
ISSN 2037-4801

L'altra ricerca   a cura di Rosanna Dassisti

Cultura

Marco Polo, inviato speciale

L'ultimo omaggio l'ha ricevuto di recente da Genova che gli ha consegnato le chiavi della città, il 'Grifo d'Oro', e una medaglia di 'cavaliere del pesto genovese', grazie a un'antica ricetta ereditata dalla madre. Giuliano Montaldo, uno dei maestri del cinema italiano del Novecento, aveva lasciato la città ligure per il cinema a 19 anni. Carlo Lizzani, che vi stava girando i sopralluoghi di 'Achtung! Banditi', lo vide recitare in teatro e gli offrì un ruolo da protagonista.

A raccontare e omaggiare i suoi 60 anni di attività di regista, sceneggiatore e attore, è però soprattutto il documentario di Marco Spagnoli 'Giuliano Montaldo. 4 volte 20 anni'. "Ho fatto solo l'intervistato. All'inizio mi sembrava un atto un po' narcisistico, poi mi sono lasciato andare e ho iniziato a raccontare i miei 60 anni di cinema. E ho dovuto farlo in un ora", si schernisce il regista, che precisa: "Il premio a cui tengo di più rimane quello per lo sceneggiato su 'Marco Polo', l'Emmy Award come migliore serie televisiva in America. Marco Polo è stato il primo grande inviato speciale, ha narrato ciò che ha visto con rispetto delle religioni, usi, costumi e diversità, con grande amore e affetto. Non solo è il mio film più conosciuto, proiettato in 72 Paesi, ma resta anche la più grande produzione realizzata dalla Rai".

Un altro personaggio legato all'evoluzione della conoscenza su cui Montaldo ha girato un film è 'Giordano Bruno'. "Una sera mentre passeggiavo con mia moglie a Campo de' Fiori, sono rimasto colpito dalla lezione di un professore ai suoi studenti sul filosofo nolano: da ambasciatore per la pax religiosa a eretico impenitente per aver ipotizzato una distinzione tra fede e scienza", ricorda. "Da qui l'idea, grazie all'aiuto dello storico Fabrizio Onofri, di realizzare un film su questo affascinante personaggio. Ma a chi poteva interessare una pellicola ambientata nel '500? E, soprattutto, come farlo? L'unico modo era partire dal ritorno del filosofo in Italia: dal periodo della Repubblica di Venezia a quello romano dell'inquisizione. Gianmaria Volonté ha avuto l'idea geniale di recitare con l'accento nolano, dando personalità e veridicità al personaggio. Carlo Ponti, dopo un anno, mi ha aiutato a produrlo".

Montaldo è comunque convinto che il cinema italiano possa ancora svolgere una funzione culturale e formativa. "Ha fatto conoscere il nostro Paese nel mondo: dal neorealismo al western di Sergio Leone, fino alla commedia italiana. Pensiamo alle immagini del grande Ennio De Concini, sceneggiatore di Pier Paolo Pasolini, agli effetti sonori di Leone, il cavallo che corre, il proiettile che fischia... Alla fine delle proiezioni il pubblico si tratteneva fuori dal cinema per discutere sul film".

Quello che il maestro propone è un cinema che unisca 'impegno' e innovazione. "Ho iniziato con opere di impegno politico e sociale, faticando, tra critiche e insuccessi commerciali, e tornato in Italia dopo essere stato a Hollywood per girare alcuni polizieschi ho continuato a raccontare la mia insofferenza verso l'intolleranza: nascono così 'Sacco e Vanzetti', 'L'Agnese va a morire' e 'Gli occhiali d'oro'. E sono stato uno dei primi a sperimentare il digitale, nel lontano 1985, con Vittorio Storaro, uno dei più grandi ricercatori delle nuove tecnologie: l''Arlecchino a Venezia' in alta definizione. E il mio ultimo film, 'L'industriale', l'ho girato, per la prima volta in Italia, con telecamera digitale 'Arri alexa', grazie alla collaborazione di Arnaldo Catinari".

Silvia Mattoni