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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 6 - 27 mar 2013
ISSN 2037-4801

Vita CNR   a cura di Francesca Gorini

Salute

I neuroni? Più longevi di quanto credessimo

Un recente studio pubblicato su 'Pnas', la rivista dell'Accademia delle scienze statunitense, suggerisce che i neuroni di alcuni mammiferi possono vivere più a lungo dell'organismo che li ha generati. A questa conclusione si è giunti dopo una ricerca durata oltre cinque anni, condotta dal neurochirurgo Lorenzo Magrassi (Istituto di genetica molecolare del Cnr e Fondazione Policlinico S. Matteo dell'Università di Pavia), insieme con Ferdinando Rossi e Ketty Leto neurofisiologi dell'Istituto di neuroscienze della fondazione Cavalieri Ottolenghi presso l'Università di Torino.

Nel corso dell'esperimento sono stati trapiantati alcuni neuroni prelevati dal cervello di un embrione di topo - che vive in media circa un anno e mezzo - in quello di un ratto, una specie con vita media più lunga (circa tre anni). Le cellule trapiantate non solo si sono sviluppate in neuroni, integrandosi nel cervello del ratto pur avendo dimensioni più piccole, tipiche del topo utilizzato, ma hanno anche dimostrato di poter superare il limite della durata media della vita dei topi donatori, sopravvivendo fino alla morte naturale del ratto che le ha ricevute.

Il risultato dimostra che la vita dei neuroni non è geneticamente fissata, ma determinata dal microambiente del cervello dell'organismo ospite. E contraddice l'opinione diffusa secondo cui può essere inutile aumentare la vita media degli individui in quanto i neuroni - anche in assenza di patologia - morirebbero, riducendo chi sopravvive oltre una certa età a una vita priva di facoltà cognitive.

Considerando le differenze di specie, il risultato porta a ipotizzare che, in una vita media di 80 anni, non ci sarebbero problemi di sopravvivenza dei neuroni fino alla soglia dei 160 anni. "I risultati indicano che i fattori presenti nel microambiente in cui le cellule sono state trapiantate contribuiscono a mantenere in vita i neuroni, indipendentemente dall'età raggiunta", affermano i ricercatori. "Identificare tali fattori mediante nuove ricerche aprirebbe la strada a nuove terapie, anche nel caso di malattie neurodegenerative che conseguono alla morte precoce dei neuroni in aree specifiche del cervello".

Fonte: Giuseppe Biamonti , Istituto di genetica molecolare, Pavia, tel. 0382/546322, email biamonti@igm.cnr.it