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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 1 - 10 mar 2010
ISSN 2037-4801

Focus  

Ambiente

In difesa delle tartarughe marine

Una tartaruga marina e una subacquea (Foto C. Barchesi)

Lo sfruttamento del mare - la pesca indiscriminata, l'inquinamento, la distruzione di habitat peculiari - ha portato al rischio di estinzione molte forme di vita, fra cui le tartarughe marine. Questi animali antichissimi, in virtù del loro lento ciclo vitale, delle loro abitudini errabonde, delle loro necessità riproduttive, risentono maggiormente dei danni apportati all'ambiente.

Per proteggerle, il ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare ha elaborato il 'Piano di azione nazionale per la conservazione delle tartarughe marine' (Patma), documento di riferimento che stabilisce delle regole per la tutela di questi animali e del loro ambiente. Alcune regioni si sono attivate per metterlo in pratica, anche grazie alla collaborazione dei laboratori dell'Istituto per l'ambiente marino costiero (Iamc) del Cnr dislocati sul territorio (Messina, Capo Granitola, Mazara del Vallo, Oristano, Napoli e Taranto).

Nella sede sarda dell'Iamc lavora Andrea De  Lucia, che spiega: "La Sardegna è stata la prima a costituire una rete per il monitoraggio e il recupero delle tartarughe marine e dei cetacei. Nel nodo del Sinis, composto dall'Area marina protetta Penisola del Sinis-Isola di Mal di Ventre e dalla sede di Oristano dell'Iamc-Cnr, si coordinano le azioni di recupero e monitoraggio per l'intera regione".

Nel gennaio del 2010 anche la Regione Calabria, sullo stimolo dell'Assessorato all'Ambiente, ha istituito una Rete regionale per la conservazione delle tartarughe marine (Ca.Ta.Mari). Anche qui il Cnr, con la sede di Messina dell'Iamc, rappresenta un nodo di interesse rilevante per la costituzione di un Centro di recupero: la posizione del suo laboratorio - data l'importanza dello Stretto per le tartarughe -  è infatti strategica.

"La finalità principale di tali iniziative è duplice", spiega Simone Mirto dell'Iamc-Cnr: "Contribuire alla conservazione delle tartarughe marine attraverso la riabilitazione degli esemplari feriti o in difficoltà e promuovere una strategia di conservazione più ampia, con un'azione locale e nazionale, mirata alla riduzione delle minacce incombenti su queste specie, frequenti nei nostri mari".

Nel Mediterraneo vivono la 'Caretta caretta', la 'Chelonia mydas' e la 'Dermochelys coriacea'. "Sono animali che prediligono vivere in alto mare e solo in estate tornano ad avvicinarsi alla costa per raggiungere i siti di nidificazione", prosegue Mirto. "Purtroppo, in questi ultimi anni, si è dovuto prendere atto di dati allarmanti sulla consistenza di queste specie: nelle nostre acque territoriali le tartarughe marine sono giunte al limite dell'estinzione: la forte antropizzazione dei litorali ha portato alla scomparsa di siti idonei alla deposizione delle uova. La  tutela di queste piccole aree riproduttive può contribuire alla conservazione della diversità genetica della specie in tutto il Mediterraneo, un aspetto di  particolare rilevanza per questo 2010 dichiarato 'Anno internazionale della biodiversità'. La biodiversità riguarda non solo la varietà delle specie e delle sottospecie esistenti, ma anche la diversità genetica all'interno di queste, e la diversità degli ambienti, che permettono di avere maggiori opportunità di resistenza delle specie anche a fronte dei cambiamenti climatici in atto".

Claudio Barchesi

Fonte: Andrea De Lucia, Istituto per l'ambiente marino costiero, TORREGRANDE-ORISTANO , email andrea.delucia@iamc.cnr.it - Simone Mirto, Istituto per l'ambiente marino costiero, Messina, tel. 090/712097 , email simone.mirto@iamc.cnr.it; -