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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 1 - 16 gen 2013
ISSN 2037-4801

Vita CNR   a cura di Francesca Gorini

Agroalimentare

I rischi degli Ogm al 'Coniglio'

Vittorio desidera approfondire alcune questioni intorno al tema degli organismi geneticamente modificati che solleva ancora molti dubbi presso l'opinione pubblica e divide il mondo scientifico. "Se gli Ogm in Italia sono vietati, come mai si usano mangimi ricavati da tali piante?", chiede l'ascoltatore della trasmissione radiofonica 'Il ruggito del coniglio', gemellata per questa iniziativa con l'Almanacco della scienza. "Sembra un po' la storia del nucleare: noi non lo produciamo ma compriamo energia dalle centrali degli altri paesi. Non rischiamo, così, di subire il danno e la beffa?".

Al quesito posto dall'ascoltatore del programma, in onda su Rai Radio 2, risponde Roberto Defez, ricercatore dell'Istituto di genetica e biofisica del Cnr. "È proprio così, alla base della mangimistica italiana ed europea c'è l'uso di soia geneticamente modificata e in parte anche di mais e di semi di cotone geneticamente migliorati", conferma Defez. "Questa pratica è vecchia di ormai 16 anni e riguarda la stragrande maggioranza del parco zootecnico europeo, direi ben oltre il 90%".

Da un rapporto Nomisma del 2004 si vede come anche i più prestigiosi consorzi di tutela Dop ed Igp italiani "consentano l'uso di mangimi Ogm che quindi sono alla base delle principali produzioni di latte, carni, salumi, yogurt e formaggi", prosegue il ricercatore. "Tale pratica è del tutto lecita visto che decine di Ogm sono autorizzati per il consumo umano e zootecnico in Europa: ciò che l'Unione vieta è la coltivazione delle piante Ogm per fini commerciali, tranne una varietà di mais modificato che non necessita dell'uso di pesticidi e un tipo di patata usata per fare la colla. L'Italia però vieta persino queste due coltivazioni di campo, anche se da sempre consente l'uso di Ogm in tutti i tipi di mangimi. Rischi per la salute non sono mai stati documentati e, anzi, il mais modificato coltivabile in campo ha molte meno micotossine (fumonisine) di quello coltivato con metodi tradizionali o biologici".

S.F.

Fonte: Roberto Defez , Istituto di genetica e biofisica "Adriano Buzzati Traverso", Napoli, tel. 081/6132440 -6132706, email roberto.defez@igb.cnr.it