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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 1 - 16 gen 2013
ISSN 2037-4801

Focus - Risparmio  

Ambiente

Riscaldarsi senza bruciare un capitale

La crisi e l'aumento dei prezzi dei combustibili fossili spiegano il graduale ritorno al consumo del primo combustibile mai utilizzato dall'uomo, il legno. "In realtà vi sono molte altre ragioni per cui la biomassa legnosa, come è ora di moda chiamarla, sta tornando nelle nostre case", spiega Gianni Picchi, ricercatore dell'Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree (Ivalsa) del Cnr di Sesto Fiorentino (Fi). "Negli ultimi 30 anni le tecnologie di combustione hanno fatto grandi progressi, rendendola estremamente competitiva. Sul mercato troviamo diverse forme merceologiche: legna spaccata, scaglie (cippato), segatura compressa (pellet). Ogni prodotto viene utilizzato in una caldaia specifica con livelli di efficienza energetica crescente fino a oltre il 90%, quanto più il combustibile è trasformato".

In genere, nelle zone rurali è più conveniente la legna da ardere. "In questo caso gli impianti più moderni sono le caldaie a fiamma inversa. Una caldaia caricata una sola volta al giorno fornisce acqua calda e riscaldamento a un'intera abitazione grazie a un accumulatore di calore", prosegue l'esperto dell'Ivalsa-Cnr. "Per impianti più grandi si opta per il cippato prodotto da ogni sorta di scarto legnoso: ramaglie, tronchi difettati, scarti di segheria. Questo è di gran lunga il combustibile più economico ma richiede ingombranti caldaie automatiche che possono arrivare a scaldare un'intera città. Infine, per piccole stufe o caldaie si utilizza il pellet. Tutte queste soluzioni sono ormai competitive per confort ed economia di gestione con il metano, mentre gasolio e gpl sono totalmente fuori gioco".

Ma attenzione: pur essendo il legno una fonte 'pulita', il suo uso può contribuire all'inquinamento dell'aria e provocare danni alla salute. "In camini e cucine economiche la combustione è molto irregolare, con rendimenti bassi e alte emissioni di polveri e monossido di carbonio" conclude Picchi. "Occorrono, quindi, caldaie efficienti e, ove possibile, grandi caldaie per teleriscaldamento i cui filtri e sistemi di pulizia dei fumi garantiscono emissioni bassissime: basti pensare che 20.000 tonnellate di cippato, sufficienti a scaldare una cittadina aumenterebbero quanto due tonnellate di residui agricoli bruciati in campo".

Anna Capasso

Fonte: Gianni Picchi, Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree, Sesto Fiorentino, tel. 055/5225737 , email picchi@ivalsa.cnr.it -

Per saperne di più: - www.biomassaforestale.org