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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 19 - 5 dic 2012
ISSN 2037-4801

Focus - Fumetti  

Tecnologia

Diabolik, il criminale tecnologico

Diabolik è uno splendido cinquantenne. E non soltanto perché gode del privilegio dell'immortalità e dell'eterna giovinezza concesso a tutti i personaggi della fantasia. La sua longevità, dimostrata da un successo di vendite che ancora oggi si attesta sui 400 mila lettori mensili, e il continuativo successo, che lo porteranno nei prossimi anni su Sky Cinema per una serie di 13 episodi, sono anche legati al carattere particolarmente 'innovativo' del fumetto creato nel 1962, con non poco scandalo, dalle sorelle Angela e Luciana Giussani. Il principe del male, a dire il vero evolutosi in senso assai meno cruento nel corso dei decenni, è sempre stato più 'avanti': non soltanto del suo rivale Ginko, ma anche della tecnologia disponibile, della quale l'affascinante criminale è un pioniere formidabile.

Ma quanto sono realistiche, sul piano scientifico, le invenzioni, i trucchi e i marchingegni con cui Diabolik e la sua fedelissima compagna Eva Kant mettono a segno i loro colpi e sfuggono alla polizia? L'artificio fondamentale, cioè le maschere con cui i due possono assumere le sembianze di chiunque (purché di taglia compatibile), deriva a dire il vero dalla letteratura di inizio '900 e dal personaggio di Fantomas: nel frattempo, però, sono divenute molto più attuali di quanto si pensi.

"Cambiare aspetto e trasformarsi è stato sempre un obbiettivo dell'immaginario umano", spiega Assunta Borzacchiello dell'Istituto per i materiali compositi e biomedici (Imcb-Cnr) di Napoli. "Il componente principale delle maschere di Diabolik, ai tempi in cui è nato, presumiamo potesse essere una resina di origine vegetale che, solidificando, diventava sottile come la pelle umana, replicandone quasi perfettamente l'elasticità, ma di cui lo stesso eroe all'inizio ne ignorava la composizione".

Oggi, però, grazie ai nuovi materiali plastici, modificare il proprio soma è davvero possibile. "Utilizzando resine costituite da polimeri ad alto peso molecolare sintetizzati in laboratorio, quali siliconi e polivinilcloruro, è infatti possibile realizzare maschere che riproducono perfettamente i lineamenti del volto, quali quelle usate nel mondo dello spettacolo o in occasioni ludiche come Halloween e Carnevale", prosegue la ricercatrice. "Attualmente, poi, è diventata pratica comune utilizzare questi materiali polimerici, sintetici e naturali, per modificare e migliorare la forma di labbra, zigomi, naso o per far scomparire le rughe. Nel futuro, per ricostruire e accrescere il volume del tessuto dove richiesto, si mira a utilizzare cellule dello stesso individuo accoppiate a materiali polimerici".

Non è però troppo distante dal vero neanche l'uso di telecomandi con cui far scattare i congegni più incredibili, altra caratteristica fondamentale delle storie 'diabolike'.

"Il primo embrione della possibilità di comandare remotamente un dispositivo è quello a impulsi elettromagnetici, brevettato da Nikola Tesla nel 1898 per governare un veicolo marino. Dagli anni '50 hanno avuto un grosso sviluppo i telecomandi per televisore, inizialmente con fili, poi wireless: dal Flash-Matic a raggi di luce che venivano rilevati tramite celle fotoelettriche del 1955, allo Zenith space command a onde sonore rilevate da particolari microfoni del 1956", spiega Maurizio Aiello dell'Istituto di elettronica e di ingegneria dell'informazione e delle telecomunicazioni (Ieiit), struttura di ricerca genovese del Cnr. "I limiti di questi sistemi, in particolare per interferenze da fonti esterne, portarono in poco tempo all'utilizzo degli infrarossi, frequenze non visibili dello spettro elettromagnetico".

Il salto avvenne nel 1980, "quando la società canadese Viewstar produsse il primo telecomando commerciale a infrarossi ancora oggi utilizzato per il controllo degli apparati televisivi. Il limite di tale frequenze consiste però nell'incapacità di superare gli ostacoli che si frappongono tra trasmettitore e ricevitore. Nei comandi più professionali per dispositivi meccanici si preferiscono per questo frequenze più basse (433Mhz, ad esempio), che hanno tale facoltà, esattamente come i telefonini", prosegue il ricercatore. "Un'esigenza più recente, ovvero evitare possibili duplicazioni non autorizzate dei dispositivi, è stata risolta tramite l'algoritmo Keeloq accoppiato all'applicazione rolling code: la stazione ricevente analizza la richiesta e controlla se effettivamente sul telecomando sia impostata la chiave di cifratura rilasciata dal centro autorizzato. Per rendere il meccanismo sicuro da clonazione viene utilizzato un contatore crescente che cambia il codice di volta in volta". Diabolik, per una volta, è stato raggiunto: dalla tecnologia.

Marco Ferrazzoli

Fonte: Assunta Borzacchiello , Istituto per i materiali compositi e biomedici, Napoli, tel. 081/7682104, email bassunta@unina.it

Fonte: Maurizio Aiello , Istituto di elettronica e di ingegneria dell'informazione e delle telecomunicazioni, Genova, tel. 010/6475227, email maurizio.aiello@ieiit.cnr.it