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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 19 - 5 dic 2012
ISSN 2037-4801

Focus - Fumetti  

Cultura

Cosplay: un fenomeno di costume

Il cosplay è nato in Giappone negli anni '80, ma negli ultimi anni si è diffuso anche in altre parti del mondo, inclusa l'Italia. Il termine deriva dalla contrazione delle parole inglesi 'costume' (costume) e 'play' (interpretare) e indica il fenomeno per cui ci si cala letteralmente nei panni di un personaggio riproponendone il modo di agire e gli atteggiamenti. Con i travestimenti i seguaci di questa tendenza imitano personaggi dei fumetti o di saghe famose come Harry Potter e il Signore degli Anelli, ma anche di supereroi quali Spiderman e Batman. L'usanza ha dato poi origine negli Usa a convention quali quelle dei fan di Star Trek.

I cosplayer, in prevalenza ragazze, non passano certo inosservati quando girano per le strade delle città con i loro abiti colorati dalle fogge stravaganti, parrucche, mantelli e accessori quasi fossero su un set cinematografico.

"Il re sumero, il faraone egizio o il re azteco si travestivano da divinità per assumerne le caratteristiche di immortalità e mostrare la propria autorità a fedeli e sudditi", spiega Paolo Gentili dell'Istituto di informatica e telematica (Iit) del Cnr di Pisa, appassionato ed esperto di fumetti. "Nel moderno occidente, in qualche modo, si è sostituito l'apparato mitologico dei tempi antichi con quello della televisione, del cinema e anche dei fumetti".

Negli Stati Uniti e un po' in tutto il mondo ci si traveste soprattutto durante feste come carnevale o Halloween, o in occasione di convention quali  'Lucca Comics & Games' e, a livello mondiale il 'Comic Con' di Chicago. "In Giappone, invece, il travestimento assume aspetti più profondi. Dopo la seconda guerra mondiale il Paese ha dovuto fare fronte allo scontro culturale tra il passato cristallizzato dei samurai e la più aperta cultura occidentale" prosegue il ricercatore. L'identità personale sfuma in quella collettiva per un'evasione totale, spesso estrema: l'identificazione con il personaggio è totale, non solo nell'aspetto esteriore, curato fino al maniacale, ma anche nell'atteggiamento caratteriale, nel modo di pensare e vivere. "È un vero e proprio cambio di personalità che spesso permane anche dismesso il costume".

Assumere le fattezze dei vari Naruto, Gundam o di Monkey D. Rufy può, in alcuni casi, aiutare a sottrarsi a una realtà non gratificante, a sentirsi più liberi e a incontrare nuovi amici, anche attraverso i giochi di ruolo. "La maschera permette di uscire in senso anche metaforico dai propri panni, liberando dalle responsabilità e permettendo di compiere atti inconsueti ed esprimere emozioni profonde. Ma bisogna fare attenzione a non esagerare", conclude Gentili. "Se seguito con moderazione, il fenomeno è molto divertente: nei travestimenti si esprime un sano esibizionismo, una buona competizione e voglia di giocare, ma soprattutto si può fare gruppo tra gli appassionati".

Un giovane film maker, Francesco Chiatante, sta lavorando alla realizzazione di un docufilm sull'argomento, che uscirà nel 2013 e avrà il titolo di 'Cosplay land'. "La pellicola contiene interviste anche a personaggi famosi appassionati di fumetti, tra i quali gli attori Valerio Mastandrea, l'attore e regista Maurizio Nichetti, il regista e sceneggiatore Fausto Brizzi e il cantautore Caparezza", spiega il regista. "Filo conduttore del documentario, raccontato come una fiaba, è l'influenza diretta o indiretta che il mondo animato ha esercitato sui personaggi interpellati".

Marina Landolfi

Fonte: Paolo Gentili, Istituto di informatica e telematica, Pisa, tel. 050/3152413 , email paolo.gentili@iit.cnr.it -