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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 17 - 6 nov 2012
ISSN 2037-4801

L'altra ricerca   a cura di Rosanna Dassisti

Salute

Dai nefroni al rene trapiantabile

Per la prima volta al mondo i ricercatori del Mario Negri, usando singole cellule embrionali di topo sono stati in grado di creare in laboratorio nefroni (le unità funzionali del rene) che, impiantati sotto la capsula renale, dimostrano di saper svolgere alcune funzioni fisiologiche deputate alla filtrazione, inclusa la capacità di produrre ormoni come l'eritropoietina.

Lo studio - realizzato grazie al contributo della Juvenile Diabetes Research Foundation, del Marie Curie Research Training Network FP6 e dell'European Research Council, Ideas Advanced Grant 2010 - è stato pubblicato sul 'Journal of the American Society of Nephrology' che, per sottolineare l'importanza della scoperta, le ha dedicato l'editoriale.

La malattie renali croniche colpiscono il 5-7% della popolazione mondiale e allo stadio terminale portano i pazienti a doversi sottoporre a dialisi e successivamente al trapianto. In tutto il mondo però il numero di organi disponibili è di gran lunga inferiore a quello dei pazienti in attesa: per questo motivo la ricerca sta sviluppando metodi per generare tessuti e organi artificiali utilizzando cellule dei pazienti stessi o di altra origine.

Oggi siamo più vicini a questo obiettivo grazie a uno studio dei ricercatori del Centro Anna Maria Astori del Mario Negri di Bergamo. La ricerca apre nuove prospettive per i pazienti affetti da insufficienza renale e fornisce strumenti più efficaci per comprendere e trattare le malattie del rene.

"Finora, partendo da sospensioni di singole cellule embrionali si erano prodotti solo tessuti non in grado di maturare ulteriormente verso un tessuto funzionante", spiega Christodoulos Xinaris, coordinatore della ricerca, "perché senza il supporto dei vasi sanguigni non si riescono a formare le complesse strutture fondamentali del rene, i nefroni, dove si svolgono i processi di filtrazione, riassorbimento e secrezione che caratterizzano questo organo".

"Noi siamo stati i primi a riuscirci, ma non certo i primi a provarci", aggiunge Giuseppe Remuzzi, direttore delle ricerche dell'Istituto, "Abbiamo avuto il merito di intuire che la crescita del tessuto può avvenire in provetta solo fino a un certo punto, dopo di che deve proseguire in un ospite vivente (in questo caso un ratto). Dai nefroni al rene trapiantabile nell'uomo ci vorrà tempo, ma questo era il passo più difficile».

Il passo successivo, a cui i ricercatori stanno già lavorando, è la realizzazione dei cosiddetti tessuti chimerici. "Utilizzando le cellule embrionali possiamo insegnare a quelle del midollo osseo prelevate da un paziente a trasformarsi in nefroni", spiega Xinaris. "Una volta ottenuto il tessuto che ci serve, possiamo togliere la parte animale avendo così un organo funzionante trapiantabile nel paziente". Questa è solo una delle applicazioni. "Un'altra possibilità", aggiunge Remuzzi, "è mimare, mediante manipolazione genetica, malattie renali umane per studiarne i complessi meccanismi e valutare in via preliminare l'attività dei farmaci, riducendo in questo modo la sperimentazione sugli animali".

Una volta messa a punto per il rene, sottolineano gli esperti, il metodo potrà essere allargato ad altri organi, come già sta avvenendo negli Stati Uniti per il pancreas.

Per saperne di più: - jasn.asnjournals.org/content/early/recent