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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 18 - 21 nov 2012
ISSN 2037-4801

Vita CNR   a cura di Francesca Gorini

Salute

L'importanza del lievito

Fino a 15 anni fa si pensava che la morte cellulare programmata, la cui forma più nota è l'apoptosi, fosse una peculiarità degli organismi pluricellulari per garantire il corretto sviluppo embrionale, il differenziamento cellulare e la regolazione della risposta immunitaria. La scoperta che anche gli esseri unicellulari come il lievito vanno incontro a morte cellulare programmata ha smentito questa convinzione, destando stupore nella comunità scientifica: a che scopo un organismo unicellulare dovrebbe attivare un programma di morte geneticamente controllato?

Alcune recenti scoperte, dimostrano che la ragione è 'altruistica': le cellule danneggiate o infertili vengono eliminate al fine di preservare il benessere generale. Anni di ricerca attestano pertanto ora il lievito come organismo modello anche per lo studio di questo processo. In passato, altri fenomeni biologici fondamentali come la sintesi delle proteine, la biogenesi dei mitocondri, la caratterizzazione del proteasoma e l'autofagia, erano stati già descritti a livello molecolare per la prima volta nel lievito.

Lo studio delle analogie esistenti a livello evolutivo tra il lievito e l'uomo è stato oggetto degli 'International Meeting on Yeast Apoptosis' (Imya) che, dal 2002, si svolgono ogni due anni. Quest'anno la nona edizione si è tenuta per la prima volta in Italia, a Roma, presso l'Aula Convegni del Cnr, ed è stata organizzata da Sergio Giannattasio dell'Istituto di biomembrane e bioenergetica (Ibbe) del Cnr di Bari e da Cristina Mazzoni dell'Università La Sapienza. Il congresso si è aperto con una sessione congiunta con il ventesimo meeting della 'European Cell Death Organization' (Ecdo).

"Gli studi sul lievito rappresentano una piattaforma sperimentale che contribuirà a risolvere diversi aspetti ancora contraddittori dei meccanismi di morte cellulare programmata degli organismi superiori, quali i mammiferi e le piante, e a chiarire l'eziopatogenesi di patologie umane come il cancro e le malattie neurodegenerative, in cui la regolazione dell'apoptosi risulta alterata", spiega Giannattasio. "Questo piccolo organismo, infatti, è semplice da coltivare in laboratorio, ha una accessibilità senza paragoni alla manipolazione genetica, consente di riprodurre in provetta una serie di situazioni fisiopatologiche e di saggiare l'attività di composti di interesse farmacologico. A questo si aggiungano le similitudini metaboliche che esistono tra le cellule di lievito e le cellule tumorali che, tra l'altro, condividono la preferenza alla glicolisi anaerobia anche in presenza di ossigeno. Questa caratteristica rende il lievito un sistema modello utile anche per studi di ricerca applicata e per lo sviluppo di nuove strategie terapeutiche".

Nicoletta Guaragnella

Fonte: Sergio Giannattasio, Istituto di biomembrane e bioenergetica, Bari, tel. 080/5443316, -17 , email s.giannattasio@ibbe.cnr.it -