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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 15 - 3 ott 2012
ISSN 2037-4801

Focus - Cibo  

Socio-economico

Il 'km 0' corre veloce

Il ricorso ad alimenti cosiddetti a 'chilometro 0' inizia a registrare forti consensi anche nella popolazione italiana. I cibi a 'filiera corta' sono infatti un'alternativa 'filosofia di vita' di chi ricerca prodotti sempre freschi e di stagione, che non subiscano trattamenti di conservazione e manipolazione né lunghi trasporti, i quali rischiano di comprometterne le proprietà organolettiche e di aumentare l'impatto ambientale.

Giova ricordare che il biologico italiano vale, al consumo, circa tre miliardi di euro. "Con tali numeri il nostro Paese è quarto nella graduatoria europea, dietro Germania, Francia e Regno Unito, e sesto a livello mondiale", spiega Antonio Coviello dell'Istituto di ricerche sulle attività terziarie (Irat) del Cnr di Napoli. "L'Osservatorio prezzi-ortofrutta dell'Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare), in accordo con il ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, registra anche una crescita del numero di acquirenti: nell'ultimo anno, tre famiglie su quattro hanno comprato almeno un prodotto biologico e il 70% di tale spesa è riconducibile a consumatori più o meno consolidati".

Un recente sondaggio, condotto per il Gruppo Pam da Coesis Research, ha evidenziato che, nonostante la crisi, gli italiani non sono disposti a ridurre la qualità di ciò che mangiano, anche se l'80% degli intervistati è sempre più attento a cosa compra e cerca di risparmiare anche sul cibo", sottolinea il ricercatore. "L'auspicio dei consumatori con il sistema della vendita diretta, che accorcia la filiera, è acquistare prodotti locali direttamente presso le aziende agricole senza intermediari, a un prezzo più conveniente". In effetti, nel mese di aprile 2012 i prezzi all'origine dei prodotti biologici hanno registrato una lieve flessione sia a livello congiunturale che tendenziale (quest'ultima determinata dalle variazioni negative registrate nel settore ortofrutticolo), mentre negli altri comparti i prezzi sono aumentati rispetto ad aprile 2011.

Ma in quale altro modo la crisi induce gli italiani a cambiare abitudini a tavola? "Circa il 70% degli intervistati dichiara che in futuro preferirà comprare il cibo in supermercati e ipermercati, evitando i negozi al dettaglio e i mercatini rionali a cui vengono collegati prezzi più alti", aggiunge Coviello. "E' pertanto possibile che la disponibilità di prodotti a filiera corta anche nella grande distribuzione permetterà agli italiani di far coincidere tutte le loro aspirazioni di risparmio, salute ed ecologia".

Secondo i dati del Panel delle famiglie Ismea/Gfk-Euriskol a tendenza del bio confezionato nel 2011 riguarda quasi tutte le categorie monitorate. "In particolare i prodotti lattiero caseari (+16,2%), le uova (+21,4%) e i biscotti, i dolciumi e gli snack in aumento anch'essi del 16% circa. Nel primo semestre 2012 è proseguito il trend positivo in atto da oltre un quinquennio, con un incremento della spesa bio del 6,1% rispetto alla prima metà del 2011", conclude l'esperto Irat-Cnr. "L'analisi sottolinea che i consumi di prodotti biologici sono cresciuti a un tasso più sostenuto negli anni della crisi (+7,8% nella media annua) che in quelli precedenti alla recessione del 2008-2009 (+3%)".

U.S.

Fonte: Antonio Coviello, Istituto di ricerche sulle attivit terziarie, Napoli, tel. 081/2470935 , email a.coviello@irat.cnr.it -