Ultima edizione | Archivio giornali | Archivio tematico | Archivio video

CNR: Alamanacco della Scienza

Archivio

N. 0 - 14 gen 2009
ISSN 2037-4801

Focus  

Ambiente

Cina: melone e alberi per fermare la sabbia

Un'emergenza ambientale sconvolge la Cina. L'avanzare del deserto. Il persistere della siccità, l'aumento di terre poste a coltivazione, l'uso indiscriminato delle acque sotterranee e il disboscamento sconsiderato, minacciano sempre di più l'uso agricolo del territorio, il cui 20% circa è già ricoperto da sabbia. E ultimamente il quadro è in peggioramento.
È quanto emerso da recenti studi sulla lotta alla desertificazione e utilizzo sostenibile delle risorse idriche nel nord-ovest della Cina, realizzati grazie alla collaborazione scientifica bilaterale, in corso dal 2005, tra l'Istituto dei sistemi agricoli e forestali del mediterraneo (Isafom) del Consiglio nazionale delle ricerche di Ercolano (Napoli) e l'Istituto cinese dell'Accademia delle scienze Cas-Careeri (Cold and Arid Regions Environmental and Engineering Research Institute).
Un progetto che intende salvaguardare e recuperare le zone desertificate nel nord ovest della Cina, con particolare interesse per le oasi antiche nel bacino del fiume Shiyang, e promuovere l'agricoltura sostenibile. "L'area è tra le più aride del mondo", spiega Anna Tedeschi, dell'Isaform-Cnr e coordinatore italiano del progetto, "essendo caratterizzata da piogge scarse e irregolari (circa 150 mm l'anno), alte temperature ed elevata evaporazione, con periodi prolungati di siccità". In tale situazione, "l'immagazzinamento dell'acqua nel suolo ed il ruscellamento dalle zone montuose sono talmente insufficienti", continua Tedeschi, "che nel Bacino di Minqin le acque non riescono a soddisfare i fabbisogni irrigui e idrici, provocando una riduzione delle oasi (passate dal 9% della superficie totale dell'area nel 1980 al 5% oggi, si stima si siano persi 2.520.000 ettari). Nel contempo, "Il rapido incremento e migrazione della popolazione, passata da 900.000 abitanti nel 1949 a 2.300.000 nel 2000, ha comportato la destinazione di nuove terre all'uso agricolo per soddisfare il fabbisogno alimentare. Lo scenario", spiega la ricercatrice, "è reso ancor più critico dall'irrigazione con metodi che richiedono grossi volumi d'acqua e hanno basso rendimento come quelli gravimetrici (sommersione e a solchi), che hanno creato un aumento della salinizzazione dell'acqua e del suolo, in una zona dove il 50% della risorsa idrica usata annualmente è costituita da acqua sotterranea".
Lo studio, ha evidenziato come "l'uso prolungato delle acque saline produca un cambiamento delle proprietà fisiche del suolo per la presenza di sodio e calcio, favorendo processi erosivi e degrado ambientale". Tra le tecniche messe in atto per aumentare l'efficienza d'uso della risorsa idrica, conclude Tedeschi: "Il miglioramento delle tecniche irrigue in atto nel Bacino di Minqin, modificando l'attuale pratica di sommersione e scorrimento con volumi d'acqua più piccoli e a turni più brevi, e la scelta di varietà che valorizzino meglio le caratteristiche climatiche dell'area in termini produttivi e qualitativi, come l'uso del melone, che all'aumentare della salinità del terreno diventa più zuccherino. Infine, la proposta di impiantare colture arboree e/o arbustive, al fine di ridurre l'erosione eolica e l'avanzamento delle dune, e investire sempre più nel settore delle plastiche biodegradabili".

Silvia Mattoni

Fonte: Anna Tedeschi, Istituto per i sistemi agricoli e forestali del mediterraneo, Ercolano, tel. 081/7717325