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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 13 - 8 ago 2012
ISSN 2037-4801

L'altra ricerca  

Cultura

Non c'è futuro senza ricerca

Sono stati pubblicati per la Collana documenti del Centro nazionale di studi politici e iniziative culturali (Cesi) gli atti del convegno organizzato dallo stesso Cesi con il titolo 'Per una nuova repubblica della partecipazione e delle competenze', che si è svolto a Roma nel dicembre del 2011 scorso presso la sede del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro.

Il volume riporta integralmente le relazioni dei partecipanti, dall'intervento di apertura di Gaetano Rasi (nella foto), presidente del Centro, a quella del giurista Franco Tamassia, da quella del sociologo dell'Università di Lugano Carlo Vivaldi Forti a quella del politologo Riccardo Scarpa.

La relazione di Andrea Bottone, docente di Economia industriale e rappresentante dell'Associazione europea scuola e professionalità insegnante (Aespi), si è incentrato sulla necessità dell'Italia di raggiungere un più alto numero di brevetti quale elemento indispensabile per lo sviluppo della nostra economia.

La constatazione della mancanza di un piano capace di promuovere e valorizzare ricerca, tecnologia e innovazione, viene amaramente condivisa da tutti gli attori, politici ed economici e confermata dai dati che imputano al nostro Paese scarsa competitività sulla scena internazionale: già tra gli stati del G8 e ancor più dopo l'ingresso di nuovi protagonisti come Cina, India e Corea del Sud.

"A bocciare l'Italia in innovazione e tecnologia è tra gli altri il World Economic Forum (Wef) nel suo ultimo rapporto. È il decimo anno che il Wef pubblica Global Technology Report e ogni anno va sempre peggio per l'Italia, nella classifica che analizza 138 paesi mondial.", ricorda Bottone.

Secondo i dati del Wef, nel 2011 il nostro Paese si è classificato al 51esimo posto, dietro a stati come Tunisia e Malesia, perdendo 3 posizioni rispetto al 2010 e ben 13 rispetto al 2006, quando era ancora 38esimo.

Per stilare la sua classifica, il Wef analizza numerosi indicatori oggettivi e li mette in correlazione, dalla diffusione di internet e cellulari, alla qualità dell'istruzione fino alle politiche statali a favore dell'innovazione e dello sviluppo tecnologico. Ed è proprio per questo aspetto che penalizza l'Italia in Europa.

"I fondi statali languono e attualmente la parte del Pil destinata alla spesa per la ricerca è pari al 0,7%, contro il 3,00%  del Giappone e il 2,5% degli Stati Uniti, ma è soprattutto la leva degli investimenti privati a mancare", prosegue Bottone.

La struttura economica italiana, basandosi prevalente su un tessuto di piccole imprese a carattere familiare che non superano i 10 dipendenti, che oggi costituiscono il 90% delle nostre aziende, se da una parte permette una grande flessibilità, dall'altra limita la propensione alla ricerca.

Difficoltà che stridono con la qualità della nostra ricerca: "L'Italia è ottava nella classifica mondiale dei migliori risultati in campo scientifico", conclude Bottone. "E secondo la Royal Society, il nostro Paese è sesto per numero di pubblicazioni di ricerche, con una percentuale pari al 3,7%".

Marco Caffarello