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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 12 - 11 lug 2012
ISSN 2037-4801

L'altra ricerca   a cura di Rosanna Dassisti

Tecnologia

La particella di Dio è realtà

Fu prevista negli anni Sessanta dal fisico inglese Peter Higgs. Il 4 luglio di quest'anno, più di 40 anni dopo, la sua esistenza è stata confermata.

Il bosone di Higgs è stato 'visto' da due esperimenti svolti presso l'Lhc, Atlas e Cms; entrambi hanno evidenziato la presenza di una particella nella regione di massa attorno ai 126 GeV(Giga elettronvolt). Questa scoperta, ribadiscono gli scienziati, è solo un ulteriore passo avanti per la comprensione dell'universo e di quello che è successo durante il Big Bang, ma è anche la conferma del modello standard, della teoria su cui si basa lo studio della fisica delle alte energie.

"Abbiamo osservato chiari segnali della presenza di una nuova particella, con una significanza statistica di 5 sigma (ovvero un errore minore dello 0,000028%)", dichiara Fabiola Gianotti, portavoce dell'esperimento Atlas. "Essa inoltre presenta gran parte delle caratteristiche attese per il bosone di Higgs. La fantastica performance dell'Lhc e dell'esperimento Atlas ha portato a questo eccitante risultato, ma abbiamo ancora bisogno di tempo per affinare i dati per la pubblicazione".

Anche Joe Incandela, portavoce dell'esperimento Cms, è prudente nelle dichiarazioni: "Questi sono solo dati preliminari, ma il segnale individuato attorno ai 125 GeV è palese: è indubbiamente una nuova particella. È chiaramente un bosone ed è il più pesante che abbiamo mai rilevato. Le implicazioni di questa scoperta sono significative ed è proprio per tale ragione che dobbiamo essere estremamente diligenti nei nostri studi e nel controllo dei dati". 

I risultati esposti a Ginevra sono basati su dati del 2011 e del 2012, questi ultimi ancora in corso di analisi. La comunità scientifica è comunque eccitata per l'importante risultato ottenuto in campo fisico e Higgs, presente alla conferenza stampa di presentazione, era visibilmente commosso.

"La conferma sperimentale del modello standard è una scoperta paragonabile a quelle di Newton o di Maxwell", commenta, a Roma, il vicepresidente dell'Istituto nazionale di fisica nucleare Antonio Masiero. "Venti anni di sforzi dell'Infn hanno contribuito a questo fantastico risultato e gli italiani in questa ricerca hanno avuto un ruolo fondamentale", dichiara Fernando Ferroni, presidente dello stesso Istituto. "E Fabiola Gianotti, che coordina l'esperimento Atlas è come un araldo dell'Italia tutta e con lei i numerosi giovani ricercatori, che sono l'ossatura del progetto".

Anche il ministro dell'Istruzione, università e ricerca, Francesco Profumo, si è congratulato per il contributo che il nostro Paese ha fornito alla comunità scientifica mondiale e per il lavoro di tutti i nostri giovani ricercatori.

Marcello Mutalipassi