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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 0 - 14 gen 2009
ISSN 2037-4801

Focus  

Socio-economico

Assicurazioni contro i terremoti

Il 45,3 per cento dei comuni italiani è a rischio disastri naturali, il 62 per cento ha già subito danni da terremoto e i danni alle abitazioni sono circa il 30 per cento di quelli verificatisi complessivamente negli ultimi anni. Ma la percentuale sale al 56 per cento in caso di eventi sismici. Dati che fanno pensare seriamente all'utilità, per il cittadino e per lo Stato, di introdurre polizze assicurative obbligatorie sugli edifici contro le calamità naturali.
"Se si concepisse l'introduzione di questo tipo di polizza si ridurrebbero gli oneri dello Stato per non meno di 3,5 miliardi in media ogni anno", spiega Antonio Coviello, dell'Istituto di ricerche sulle attività terziarie (Irat) del Cnr e docente di Marketing assicurativo alla II Università di Napoli. Ma quanto costerebbe assicurare l'abitazione contro i disastri naturali? "Per un appartamento di 100 metri quadrati, si pagherebbero circa 15 euro al mese", stima approssimativa dell'esperto del Cnr, che aggiunge: "Bisognerebbe introdurre coperture assicurative obbligatorie, ma incentivate, per creare un nuovo meccanismo di indennizzo misto, pubblico-privato, dei danni e provvedere in tempi rapidi e quantificazioni certe dei risarcimenti del caso, che oggi lo Stato non può sostenere".
Come già avviene in Paesi come Francia, Giappone, Australia, Svizzera che usano lo strumento assicurativo per simili circostanze.
Questa proposta diventa tragicamente attuale all'indomani del devastante terremoto che ha colpito L'Aquila, provocando centinaia di morti e la distruzione di numerosi edifici e che fa prevedere una nuova emergenza: l'alta esposizione finanziaria dello Stato.
"Anche se oggi mancano le condizioni economiche per un intervento da parte delle compagnie, in quanto i rischi sono molto elevati sul piano economico", spiega Coviello, "la soluzione potrebbe essere quella di 'spalmare' il rischio anche a livello comunitario, con una copertura pubblica europea".
L'utilizzo di polizze 'Catastrophe cover', ad esempio, aprirebbe la strada a un ipotetico Consorzio obbligatorio di co-riassicurazione europeo al quale conferire tutti i premi per i contratti per 'Catastrofi naturali'. "A questo tipo di polizze", spiega il ricercatore, "si ricorre per proteggersi contro eventi eccezionali di origine o conseguenza catastrofale, con lo scopo di limitare l'esposizione nei casi di accumulo di sinistri causati da uno stesso evento".
Il meccanismo potrebbe diventare anche uno strumento utile per il monitoraggio dei rischi e sinistri, creando anche una banca dati, per coordinare l'intervento di un corpo unico peritale e gestire, quindi, le liquidazioni dei danni in tempi rapidi.
Si potrebbero così ipotizzare quattro differenti livelli di intervento: franchigia a carico dell'assicurato, intervento dell'assicuratore diretto, intervento del riassicuratore privato e, in ultima istanza, intervento dello Stato. Con una presenza privata, sicuramente il risarcimento per il danno sarebbe più tempestivo di quanto avviene adesso, con il solo intervento pubblico.
"E' bene ricordare che lo Stato italiano è responsabile della gestione dei pagamenti e delle valutazioni dei danni, con un procedimento burocratico che inizia, da quando succede il disastro, con la 'dichiarazione governativa di emergenza' e finisce con la distribuzione delle risorse finanziarie, attraverso le istituzioni regionali e comunali, a coloro che ne hanno fatto richiesta", conclude Coviello. "Tuttavia l'intero processo di gestione del pagamento e della valutazione dei danni ha tempi piuttosto lunghi e risulta spesso inefficace e complesso. Il sistema attuale, a fronte di un previsione di incremento della frequenza dei disastri, non appare sostenibile nel futuro".

Rosanna Dassisti

Fonte: Antonio Coviello, Istituto di ricerche sulle attivit terziarie, Napoli, tel. 081/2470964, email a.coviello@irat.cnr.it