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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 1 - 18 gen 2012
ISSN 2037-4801

L'altra ricerca   a cura di Rosanna Dassisti

Salute

Videogiochi violenti: accrescono l'aggressività

Nell'arco di una settimana, dieci ore di videogiochi violenti sono sufficienti a far sì che le aree cerebrali incaricate di controllare i comportamenti aggressivi riducano la propria attività. Lo ha dimostrato uno studio dell'Università di Indianapolis presentato al congresso della Società di radiologia di Chicago. Per sette giorni, volontari di età compresa tra i 18 e i 29 anni sono stati fatti giocare a videogames con sparatorie, mentre nei sette giorni successivi sono rimasti in totale astensione. Una risonanza magnetica funzionale effettuata dopo il primo periodo, ha rilevato alterazioni dell'attività neuronale, assenti al termine del secondo. "Quanto emerso fa pensare che esistono buone potenzialità di recupero", affermano gli autori dello studio. "Ma non sappiamo cosa può succedere al cervello con anni di sollecitazioni".

Da uno studio dell'Università di Amsterdam e di New York, pubblicato su 'Science', risulta poi che i video violenti causano una riconfigurazione nella tipologia dei neuroni, con la crescita di quelli più adatti ad affrontare situazioni di attacco o fuga, come, nella vita reale, può accadere soltanto in situazioni di guerra. I ricercatori hanno utilizzato un particolare tipo di risonanza magnetica, la Bold-fMRI, che rintraccia eventuali variazioni biochimiche cerebrali attraverso un'appropriata sequenza d'impulsi.

In chi guardava clip violente si è registrato un aumento del livello di noradrenalina, un neurotrasmettitore che caratterizza proprio i neuroni cerebrali di cui era stata registrata un'attività incrementata dalla Bold-fMRI. Si tratta di un ormone preposto al controllo dell'attenzione e delle reazioni, provocando una risposta di 'attacco o fuga'.

V.R.