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CNR: Alamanacco della Scienza

Archivio

N. 20 - 14 dic 2011
ISSN 2037-4801

Focus - Racconti di Natale  

Salute

La dottoressa del cuore

Trentadue anni di laurea in Medicina e chirurgia. Trenta anni al Cnr (precaria prima - more solito - e poi 'a tempo indeterminato'- se Dio vuole). Sono pronta, anagraficamente, a fare un po' di resoconto. Ruolo strano il mio: ricercatore medico (primo ricercatore) in Fisiologia clinica a Pisa. A pensarci bene, un po' né carne né pesce. Nell'immaginario collettivo il ricercatore è lì, alla sua scrivania, con l'immancabile computer su cui scrivere, leggere e scaricare bibliografia, analizzare i dati. Ma io sono un ricercatore clinico e i miei dati sono i pazienti miei e di altri.

Fare il ricercatore medico, per chi come me ha un cartellino Cnr e una specialità in cardiologia, non vuol dire solo selezionare un campione su cui lavorare, fino a, maximo cum gaudio, aggiungere al carnet una bella (più o meno) pubblicazione, ma anche e, soprattutto, per lunghi anni conoscere un paziente, ascoltare i suoi problemi, visitarlo (nell'era della tecnologia il paziente si ascolta prima e si visita dopo, mai dimenticarlo ...); fare la diagnosi, trovare una cura, controllarlo periodicamente. Tutto quello che un bravo e onesto medico deve fare, anche se è ricercatore 'di rango' del Cnr.

Dopo tutti questi anni si rischia di cadere un poco nel melò ma a volte rimpiango la fatica dei turni, relazioni, notti di guardia, la fila di malati dietro la porta dello studio mentre rispondi al revisore della rivista, peer reviewed. È andata così per tanti anni, con un marito che fa il tuo stesso mestiere (ospedaliero, però: stipendio migliore), non ti critica se con i professori deve parlarci lui o se per la terza sera di fila trova pasta al pesto e pollo arrosto rigorosamente di supermercato.

L'unico aspetto che non rimpiango sono le guardie per le grandi festività. Certo, per anni e anni il turno di guardia del giorno di Natale è capitato anche a me, ricercatore di rango...  Eppure, mentre tutti sono a casa (compresi i figli piccoli abituati alle tue assenze), l'albero luccica, la Sutherland canta 'Panis Angelicus', del Natale in corsia qualche bel ricordo affiora nella mente sempre più affollata di curve di sopravvivenza, analisi, progetti, fondi (che non arrivano quasi mai).

Intanto quelli legati agli infermieri bravi, ai bravi cuochi (non che siano eccezioni), alle volantine (oggi Oss che è più glamour) che ti portano il panettone farcito e lo spumante dolce (lo odio ma fa tanto 'addolciamoci') che mi sono rimasti nel cuore. Quel giorno lì tutti cerchiamo di sorridere un po' di più, che c'è chi sta peggio (vedi quelli a cui devi fare 'la guardia').

Un Natale di qualche anno fa, alle 13.00, telefonata dal Pronto soccorso: "Sai, scusa, non ci sono letti disponibili, forse è uno scrupolo eccessivo ma ho un omino con l'Alzheimer (che parla a modo suo) e che, a detta dei familiari (interpreti dell'ininterpretabile per i comuni mortali), ha un dolore al petto. Ii mando l'Ecg via rete.

Arriva l'Ecg: oh che bell'infarto! Mandalo, nel frattempo chiamo il reperibile dell'emodinamica.

Arrivano insieme il reperibile - Cnr anche lui e pure dirigente, uno che conosce il mestiere e che smoccola in maremmano, strappato ai suoi tortelloni fatti in casa -, e il malato, sorridente, con lo sguardo svagato, la pressione arteriosa sotto i tacchi. Subito in sala di emodinamica, prima che le cellule miocardiche se ne vadano per sempre, una bella angioplastica coronarica, un bello stent e alle ore 14.30 il paziente è a letto, sempre sorridente, sempre svagato, poche parole (sue) di significato molto dubbio. Ma la pressione è salita e la moglie ha smesso di piangere.

L'emodinamista torna ai suoi tortelli (riscaldati al microonde), io ho ancora sei ore prima che arrivi il santo cambio per il Santo Natale, gli avanzi del pranzo, il panettone farcito e l'orrido spumante dolce.

L'ho rivisto (il paziente, con l'Alzheimer e il pregresso infarto) poco tempo fa. Viene sempre prima di Natale, non si lamenta mai, vive in un mondo parallelo ma, guarda caso, si ricorda di me, mi chiama 'la dottoressa del cuore'. Lo accompagna la moglie, in gamba per l'età ma sempre stanca perché un Alzheimer, anche se buono, è pur sempre un Alzheimer e lui tende a perdersi se solo mette il naso fuori di casa. Il suo cuore è una meraviglia, prende tutti i farmaci prescritti (dietro un uomo fisicamente sano c'è generalmente una moglie rompiscatole con le terapie) e fa lunghe passeggiate con moglie e cane al guinzaglio.

Mi ha portato un regalo: una bottiglia di spumante (dolce). Va bene così.

Maria Aurora Morales

Fonte: Maria Aurora Morales, Istituto di fisiologia clinica, Pisa, tel. 050/3153228 , email morales@ifc.cnr.it -