Ultima edizione | Archivio giornali | Archivio tematico | Archivio video

CNR: Alamanacco della Scienza

Archivio

N. 18 - 9 nov 2011
ISSN 2037-4801

Focus - Maltempo  

Ambiente

Alluvioni: regioni tirreniche a rischio

Le alluvioni che nei giorni scorsi hanno colpito la Liguria, la Toscana, il Piemonte e la Campania sono le ultime di una lunga lista che ha visto, solo qualche giorno prima, un episodio colpire la Capitale. Andando poi indietro nel tempo, eventi alluvionali hanno interessato negli scorsi anni molte regioni italiane.

Questi eventi calamitosi si verificano in prevalenza nei mesi autunnali, quando la pioggia si intensifica come quantità e concentrazione, superando le medie a volte in lassi di tempo molto ristretti e raggiungendo persino i 500-600 millimetri in poche ore. Tra le zone colpite quelle a ridosso del mar Tirreno, alto Lazio, Toscana e Liguria. "Questa zona, per la sua posizione tra mare e montagne, viene investita da perturbazioni di vaste dimensioni che in autunno si formano sull'Oceano Atlantico e viaggiano verso Est-Nord Est", spiega Marina Baldi dell'Istituto di biometeorologia (Ibimet) del Cnr di Roma.

"Una volta raggiunte le coste Italiane, se la situazione meteorologica a scala continentale lo determina, le perturbazioni restano confinate nella fascia fra la costa e gli Appennini", prosegue la ricercatrice. "Ciò avviene sia a causa dell'orografia tipica dell'alta Toscana e della Liguria, con versanti molto scoscesi verso il mare, sia per la presenza di una vasta area di alta pressione che solitamente si forma sull'Europa continentale. Nell'evento del 25 ottobre, il sistema temporalesco si è trovato in una zona di forte contrasto, nei bassi strati dell'atmosfera, tra correnti sciroccali tiepide e molto umide che risalivano verso la costa ligure e correnti più fredde che provenivano da Nord-Nordest e che, dalla Pianura Padana, sfociavano verso il Tirreno attraverso i valichi appenninici. Una situazione che si verifica spesso nel bacino ligure e che, di solito, non è pericolosa, purché non rimanga 'bloccata' nel suo cammino verso Est-Nordest per tempi lunghi. In questo caso, la struttura temporalesca aumenta la propria energia e può provocare disastri".

Studi condotti su questo tipo di fenomeni  hanno rivelato che, sebbene siano sempre esistiti in queste regioni, negli ultimi decenni sono divenuti più frequenti, senza però incidere sulla quantità annuale totale di precipitazioni. "A fronte, quindi, di un incremento di episodi estremi in autunno (e in parte nella stagione primaverile), si registrano periodi di piogge scarse durante gli altri mesi dell'anno", conclude Baldi. "La tendenza al ripetersi di catastrofi alluvionali rende importante poterle prevedere con il maggior dettaglio possibile. La scienza oggi ci fornisce modelli sempre più sofisticati che permettono di circoscrivere l'area interessata. Studi più approfonditi permetterebbero di valutare il rischio delle aree vulnerabili e  mettere in atto una corretta messa in sicurezza dei territori".

Rita Bugliosi

Fonte: Marina Baldi, Istituto di biometeorologia, Sede di Roma, tel. 06/49937680 , email m.baldi@ibimet.cnr.it -