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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 0 - 14 gen 2009
ISSN 2037-4801

Focus  

Ambiente

Inverno troppo freddo, ma non per i ghiacciai alpini

Le ondate di freddo e le nevicate abbondanti di questo inizio d'inverno hanno rinfocolato il dibattito sul cambiamento climatico, anche in seguito all'affermazione degli studiosi del Centro ricerche sul clima artico dell'università dell'Illinois secondo cui gran parte dei ghiacciai artici sono tornati ai livelli del 1979. Qual è invece la situazione dei nostri ghiacciai alpini?
Alcuni hanno parlato di 'segnali di rallentamento' del loro arretramento, prendendo come riferimento gli anni passati e, soprattutto, il 2003, anno particolarmente caldo, durante il quale si è registrato un assottigliamento fino a -2,5 metri.
"L'abbondante caduta di neve e le temperature rigide fra dicembre 2008 e l'inizio del 2009 certamente sono una manna per i ghiacciai, bisognerà tuttavia attendere i mesi e gli anni prossimi per azzardare qualche previsione ottimistica", precisa Giovanni Mortara, dell'Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica (Irpi) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Torino e coordinatore delle Campagne nelle Alpi Occidentali (Piemonte-Valle d'Aosta) per conto del Comitato Glaciologico Italiano. "La stagione estiva 2008 è stata generalmente poco favorevole alla 'salute' dei ghiacciai, pur senza raggiungere i livelli del 2007 e degli anni precedenti. Solo due ghiacciai hanno denotato un progresso rispetto al 2007, a fronte di un panorama negativo in cui spiccano i ghiacciai del Gran Paradiso con un ritiro medio di -10 metri, e alcuni del Monte Bianco con arretramenti fino a -45 metri".
Quasi tutti i fronti, dunque, presentano riduzioni di spessore e di superficie e negativi sono risultati i 'bilanci di massa', come emerge dall'analisi dei dati raccolti studiando circa 90 ghiacciai delle Alpi Occidentali. "I bilanci di massa", precisa Mortara, "sono il miglior termometro per accertare lo stato di salute dei ghiacciai e nel 2008 si registrano perdite di acqua equivalente e quindi diminuzioni di spessore, variabili da 0,80 metri a 1,50 metri".
Tra agosto e la vigilia di Natale 2008 si sono inoltre verificate frane di crollo di notevoli dimensioni nei gruppi del Monte Bianco e del Gran Paradiso a quote superiori a 3.000 m.
"Alla luce di questo quadro", conclude il ricercatore dell'Irpi-Cnr, "almeno per le Alpi Occidentali, non ci sono elementi per sostenere la tesi del rallentamento della contrazione dei ghiacciai, che prosegue in modo significativo quanto meno da una decina di anni".

Francesca Lippi

Fonte: Giovanni Mortara, Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica, Torino, tel. 011/3977817, email giovanni.mortara@irpi.cnr.it