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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 3 - 16 feb 2011
ISSN 2037-4801

Focus - Vecchi e giovani  

Salute

Per gli over 70, solo terapie mirate

Assumono dai 9 ai 13 farmaci diversi l'anno, con una media di 6 al giorno se seguiti ambulatorialmente e più di 7 se ricoverati in case di cura, oltre alle 2-4 medicine da banco, quali lassativi, antiinfiammatori e preparati di origine vegetale. Gli anziani sono la maggior categoria di consumatori di farmaci dei paesi sviluppati.

"Più di un terzo delle prescrizioni mediche è rivolta agli over 70", spiega Francesco Clementi, coordinatore dell'Unità di farmacologia cellulare e molecolare dell'Istituto di neuroscienze (In) del Consiglio nazionale delle ricerche e docente di Farmacologia dell'università di Milano. "Una sorta di 'polifarmacia' che nasce dalla necessità di far fronte a più malattie croniche, presenti contemporaneamente e spesso sovrapposte a quelle acute che compaiono saltuariamente, innescando così una serie di effetti indesiderati a volte anche tossici, come una cascata farmacologica".

A soffrire di effetti collaterali sono circa il 6% dei pazienti anziani, ma la percentuale aumenta fino al 20% con l'età e con il numero di farmaci assunti (più di 5-6 al giorno).

Altro problema della politerapia è la minore aderenza del paziente al piano terapeutico e una non corretta assunzione di medicine, con conseguenti insuccessi terapeutici. Inoltre, bisogna tener presente che l'anziano, anche non malato, presenta  caratteristiche fisiologiche diverse da quelle di un giovane che possono complicare gli effetti farmacologici sull'organismo.

"Queste differenze", precisa Clementi, "possono essere farmacocinetiche, che riguardano cioè la vita del farmaco nell'organismo, e farmacodinamiche, ossia relative alla risposta dell'organismo stesso al medicinale. Mentre l'assorbimento non risulta variato".

L'organismo dell'anziano, rispetto all'adulto, è infatti più ricco di grasso (+35%), ha meno acqua (-17%), una gittata cardiaca minore (-35%), un indice cardiaco ridotto (-40%), una distribuzione tissutale che può variare a seconda dello stato vascolare e meno proteine plasmatiche (-10%) che legano i farmaci. Questo significa che le medicine si distribuiscono diversamente nell'organismo e possono avere una vita media, tempi e concentrazioni diverse.

Oltre a ciò non bisogna dimenticare, "la ridotta capacità metabolica degli anziani che può influire sul tempo di permanenza dei farmaci nell'organismo", aggiunge Clementi. "Infine, questi pazienti hanno una ridotta funzionalità renale che diminuisce man mano che aumenta l'età. E dato che la maggioranza dei farmaci ha un'escrezione per via renale, l'anziano presenta maggiori difficoltà nella loro eliminazione, con conseguente  maggiore permanenza nell'organismo e più alte concentrazioni".

"Ma gli anziani", prosegue il ricercatore dell'In-Cnr, "hanno anche un'omeostasi cerebrale (rapporto tra sistema inibitore ed eccitatore variato, perdita di neuroni) più labile e i farmaci depressori del sistema nervoso centrale (benzodiazepine, barbiturici, oppiacei, ecc.) presentano, a parità di dosi e di concentrazioni plasmatiche, un aumento dell'attività. E lo stesso vale per il sistema cardiovascolare, molto meno plastico, per cui i farmaci cardiovascolari, possono avere effetti diversi rispetto all'adulto o addirittura tossici".

L'attuale sperimentazione clinica dei farmaci per gli anziani si sviluppa secondo due diverse strategie. Nelle patologie comuni agli adulti e agli anziani, i protocolli clinici sperimentali  si svolgono su pazienti che in genere coprono tutta la durata della vita, tenendo conto dei parametri farmacocinetici e genetici che possono influenzare la risposta soprattutto nell'anziano. Nelle patologie frequenti nell'anziano, come il Parkinson o l'Alzheimer, la sperimentazione clinica si svolge su pazienti ultrasettantenni con un gruppo di controllo di età confrontabile.

"Il medico", conclude Clementi, "nell'affrontare una terapia rivolta agli anziani deve prendere in considerazione tutti questi aspetti e monitorare costantemente non solo l'effetto della terapia sui sintomi patologici ma anche sui parametri vitali, controllando la concentrazione plasmatica dei farmaci potenzialmente tossici. Deve quindi essere molto attento e pronto a sospendere un farmaco se questo non ha effetti curativi o se ne ha solo placebo".

Silvia Mattoni

Fonte: Francesco Clementi, Istituto di neuroscienze, Milano, tel. 02/50316962 , email f.clementi@in.cnr.it -