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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 2 - 2 feb 2011
ISSN 2037-4801

Focus - I 150 anni dell'unit d'Italia  

Ambiente

Il clima degli ultimi 150 anni? Più caldo e con piovosità stabile

"Fatta l'Italia, bisogna fare gli italiani". Così affermava Massimo d'Azeglio all'indomani dell'unità. Ma in quale clima si sono formati quegli italiani? A centocinquant'anni di distanza, come sono variate le temperature e le precipitazioni?

Con riferimento alla banca dati dell'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima (Isac)  del Cnr di  Bologna, l'Italia ha subito un continuo incremento delle temperature (fino ad arrivare ai valori massimi degli anni 2001, 2003, 2007) e una stazionarietà delle piogge.

"Nell'anno dell'unità d'Italia il nostro Paese ha registrato un calo della temperatura di -0.83 °C rispetto alla media del periodo di riferimento 1971-2000, arco temporale di trent'anni che corrisponde a una convenzione a livello internazionale", spiega Teresa Nanni dell'Isac-Cnr. "Ciò significa che il 1861 era più freddo rispetto ai valori medi dell'ultimo trentennio del secolo scorso, tuttavia è stato più caldo se ci riferiamo a inizio Ottocento (come si può vedere nella fig. 1 in cui il 1861 è indicato con un asterisco).

Lo stesso fenomeno è accaduto nel primo decennio dell'unità (1861-1870). "Possiamo dunque affermare", prosegue Nanni, "che la storia d'Italia inizia con un massimo relativo di temperatura e, proseguendo l'analisi, si nota un decremento fino al 1890 circa. Poi le temperature risalgono nuovamente, con diverse oscillazioni, fino a raggiungere un nuovo massimo relativo intorno al 1950, il più rilevante dell'intera serie, a eccezione degli ultimi due decenni. In seguito, le temperature sono stazionarie fino agli anni '70, quando ritornano a incrementare il loro valore fino al primo decennio del XXI secolo, sicuramente il più caldo dell'intera serie. Nello stesso periodo si registrano anche i tre anni più caldi: 2001, 2003, 2007".

Ora, una riflessione sulle piogge. "L'anno dell'unità nazionale è stato meno piovoso (0.91%) rispetto alla media del periodo di riferimento 1971-2000", precisa la ricercatrice dell'Isac-Cnr, "mentre il primo decennio di vita dell'Italia unita è stato in linea con la media del periodo considerato, anche se decisamente più secco rispetto ai primi sessant'anni del XIX secolo (vedi fig. 2 in cui 1861 è indicato sempre con un asterisco). Per questo parametro del resto il trend di lungo periodo è molto meno evidente che per la temperatura e la debole tendenza alla decrescita è spesso sotto la significatività statistica oltre che fortemente dipendente dalla regione e dal periodo considerato".

Una nota a parte meritano le fonti, basilari per tracciare questo andamento: le informazioni sono state reperite da una banca dati di serie storiche secolari, contenenti parametri meteorologici organizzati dal gruppo di climatologia storica dell'Isac-Cnr di Bologna, in collaborazione con i colleghi del dipartimento di Fisica dell'università di Milano. Il data base  copre uniformemente il territorio italiano e contiene, oltre a temperatura e precipitazioni, anche pressione atmosferica, copertura nuvolosa, eliofania, umidità relativa e pressione parziale di vapore. La risoluzione delle serie è svolta con cadenza quasi giornaliera. Assieme ai dati, sono state raccolte anche tutte le notizie relative alla storia delle stazioni meteorologiche (spostamento e sostituzione di strumenti, malfunzionamenti degli stessi, etc.). L'insieme di queste informazioni ha reso possibile ‘omogeneizzare' i dati, operazione necessaria per ‘ripulire' le serie meteorologiche da tutti i segnali di origine non climatica, assicurando una ricostruzione attendibile della variabilità e delle variazioni climatiche avvenute in Italia negli ultimi 200 anni.

Claudio Cocchi

Fonte: Teresa Nanni , Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima, Bologna, tel. 051/6399624, email t.nanni@isac.cnr.it