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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 2 - 2 feb 2011
ISSN 2037-4801

Focus - I 150 anni dell'unit d'Italia  

Salute

Dieta mediterranea, elisir di lunga vita

Nel 1861 l'aspettativa di vita per i 25 milioni di abitanti del nostro Paese non oltrepassava i 33 anni, nel 1887 raggiungeva i 36 e nel 1889 i 42 anni per gli uomini e 43 per le donne. Bisogna aspettare il secondo dopoguerra per registrare in Italia un importante incremento della longevità, grazie alla riduzione della mortalità infantile (passata da oltre 250 bambini su 1.000 nel primo anno di vita nella seconda metà dell'800, all'attuale meno di 10 su 1.000), al miglioramento dello stile di vita e della salute pubblica, alla scoperta di nuove terapie mediche, come l'introduzione delle vaccinazioni e degli antibiotici, e chirurgiche.

"I dati dell'Organizzazione mondiale della sanità parlano chiaro", commenta Roberto Volpe, del Servizio prevenzione e protezione del Cnr: "L'Italia, dopo il Giappone, è la nazione con migliore aspettativa di vita alla nascita, con una media di 79 anni per gli uomini e di 84 per le donne. Una longevità, peraltro, in continua crescita: gli italiani nati oggi  hanno un'aspettativa di vita maggiore di oltre 4 anni rispetto a quelli nati 11 anni fa e di oltre 9 rispetto ai nati nel 1970".

Ma a cosa si deve tale miglioramento? Secondo il mondo della medicina parte del merito è del modello alimentare italiano, meglio noto come 'Dieta mediterranea'. "L'alta mortalità del passato", continua Volpe, "in parte era senz'altro dovuta anche alla scarsa qualità e quantità dell'alimentazione. Ma non per tutti era così, se i contadini veneti e bergamaschi morivano di pellagra (malattia caratterizzata da diarrea, dermatite e demenza) perché facevano uso soprattutto di polenta, con conseguenti problemi connessi a carenze di vitamine del gruppo B, gli allevatori di mucche assumevano una dieta migliore composta da latticini, formaggi, patate e verdure. Nelle case dei 'signori' l'alimentazione era completa e variegata tanto da rappresentare un riferimento di particolare interesse nutrizionale".

"Un'indagine dell'università di Firenze ha registrato il 9% una riduzione del 9% dell'incidenza e/o mortalità per malattie cardiovascolari in tutti coloro che seguono una dieta equilibrata a base di pane, pasta, carni bianche, pesce, legumi, verdura, frutta e, con moderazione, vino rosso e olio d'oliva", asserisce il ricercatore del Spp-Cnr. "I cibi mediterranei, oltre a ridurre i livelli di colesterolo nel sangue, diminuiscono il processo di ossidazione delle lipoproteine ricche in colesterolo, le Ldl, che costituisce il fattore determinante nella formazione delle placche aterosclerotiche, riducono del 13% l'incidenza di morbo di Alzheimer e sindrome di Parkinson, del 6% l'incidenza e/o mortalità per malattie tumorali".

Non è un caso che molte nazioni, a iniziare dagli Stati Uniti, stiano promuovendo iniziative volte a una corretta alimentazione e valorizzazione di uno stile alimentare italiano di tipo mediterraneo.

"Nonostante l'esposizione al rischio ossidativo da radicali liberi dell'ossigeno, che si formano inevitabilmente durante le normali reazioni metaboliche dell'organismo inducendo una serie di danni a livello di enzimi, mitocondri e Dna", continua Volpe, "l'organismo grazie all'intervento degli agenti antiossidanti, che sono di natura costituzionale ma possono essere assunti con l'alimentazione aumentando l'apporto di verdura, ortaggi, frutta, olio d'oliva e vino. Prodotti che contengono anche sostanze antitumorali, conosciute come 'inibitori' (ad esempio polifenoli, indoli, terpeni) in grado di impedire alle cellule cancerose di raggiungere i bersagli recettoriali dei tessuti e di moltiplicarsi".

Silvia Mattoni

Fonte: Roberto Volpe, Servizio prevenzione e protezione, tel. 06/49937630 , email roberto.volpe@cnr.it -