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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 15 - 24 nov 2010
ISSN 2037-4801

L'altra ricerca   a cura di Rosanna Dassisti

Salute

Quando il terremoto toglie il sonno

Che le vittime di una catastrofe ambientale possano andare incontro a disturbi post-traumatici da stress (Ptsd) è noto. Secondo il Diagnostic and statistical manual of mental disorders, questa conseguenza riguarda il 7-14% dei soggetti e per qualcuno può durare anche tutta la vita. Ora, un'equipe di studiosi dell'università dell'Aquila e della Sapienza di Roma sta verificando questa tesi nella realtà della città devastata dal sisma, analizzando i comportamenti di un gruppo di studenti che ha vissuto l'esperienza del terremoto del 6 aprile 2009.

"In queste persone, lo stress tipico del Ptsd influenza negativamente sia le capacità cognitive sia la qualità del sonno", spiega Michele Ferrara, coordinatore della ricerca presentata al recente congresso della Società europea del sonno. Chi ne soffre, non solo dorme meno e in maniera frammentata, ma nell'elaborazione di percorsi cognitivi manifesta difficoltà doppie rispetto a chi ha ‘assorbito' il trauma senza riportare danni psicologici.

In uno studio precedente, attraverso la risonanza magnetica funzionale, lo stesso team aveva rilevato che nel disturbo post-traumatico da stress la dimensione dell'ippocampo, la parte del cervello che svolge un ruolo cruciale nella formazione della memoria, ha un volume inferiore alla media. Partendo da questa osservazione, i ricercatori hanno analizzato il comportamento di 22 studenti per verificarne la qualità dell'apprendimento. La metà del campione ha mostrato i sintomi tipici del Ptsd.

I soggetti interessati dovevano muoversi, in una sorta di città virtuale, secondo  un percorso prestabilito, recandosi in punti specifici come il supermercato, la scuola, il cinema. Il giorno dopo tutti i partecipanti hanno ripetuto il compito. Con il risultato che "gli studenti che non avevano riportato alcun trauma psicologico nel periodo successivo al terremoto miglioravano sia in strategia sia in velocità. Riuscivano infatti a portare a termine la navigazione virtuale nella metà del tempo". Chi era affetto da disturbo post-traumatico da stress, invece, svolgeva performance, anche peggiori, perché nella notte aveva dormito meno e in maniera non continuativa.