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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 14 - 10 nov 2010
ISSN 2037-4801

L'altra ricerca   a cura di Rosanna Dassisti

Ambiente

Il cimitero dei pc

Dove vanno a finire lavatrici, frigoriferi, telefoni cellulari, computer stampanti, televisori quando hanno cessato di svolgere la loro funzione? Chi se ne occupa? Il sistema nazionale di gestione dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, i cosiddetti 'Raee', coinvolge più soggetti: la responsabilità del trattamento dei Raee è attribuita ai produttori, che si associano ai cosiddetti 'Sistemi collettivi', lasciando ai Comuni l'onere di gestirne la raccolta.

Nel 2009, il sistema ha registrato un quantitativo di 193.043 tonnellate di rifiuti tecnologici avviate a trattamento, quasi il triplo di quello raccolto nel 2008, pere una media 3,21 kg pro-capite.

Per facilitarne il corretto smaltimento, le apparecchiature elettriche ed elettroniche, una volta divenute rifiuti, sono divise in cinque gruppi: frigoriferi, condizionatori, ecc; 'grandi bianchi' (lavatrici, lavastoviglie, forni); televisori e monitor; piccoli elettrodomestici (telefoni cellulari, stampanti, computer); sorgenti luminose, ad esempio lampade al neon. Tali raggruppamenti hanno pesato, sul totale di Raee raccolti, rispettivamente per il 29,5%, il 24%, il 30%, il 16% e lo 0,34%.

Il primato assoluto per la raccolta spetta alla Lombardia (37.881 tonnellate), seguita dall'Emilia Romagna (23.047 tonnellate) e dal Piemonte (21.026 tonnellate). Le regione più virtuose, considerando la raccolta pro-capite, risultano il Trentino Alto Adige con 6.4 kg, l'Umbria con 5.86 kg e la Sardegna con 5.4 chilogrammi. In queste tre regioni si registrano valori superiori anche all'obiettivo minimo di raccolta di 4 kg indicato alla normativa comunitaria. Nel Lazio siamo ancora lontani dall'obiettivo con 2,25 kg pro-capite e un quantitativo assoluto raccolto di 12.652 tonnellate, il cui 60% provieniente dal Comune di Roma.

In uno scenario di crescita della raccolta di rifiuti tecnologici è necessario aumentare il numero dei centri comunali a essa deputati, fondamentali per il processo di differenziazione dei materiali. In Italia soltanto il 34% dei Comuni, a fine 2009, disponeva di un centro di raccolta.