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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 12 - 13 ott 2010
ISSN 2037-4801

Focus - Piante  

Agroalimentare

I funghi, signori delle camelie

La camelia è una delle piante più richieste dal mercato florovivaistico europeo. Sono molte le aziende italiane che la coltivano. I produttori cercano di ottenere piante uniformi, con una fioritura adeguata e sono alla ricerca di nuove varietà e nuove tecniche di coltivazione.

In questo contesto si iscrive il lavoro svolto dall'Istituto per la protezione delle piante del Cnr (Ipp-Cnr) che studia - insieme al Dipartimento di agronomia, selvicoltura e gestione del territorio della facoltà di Agraria dell'università di Torino - tecniche di coltivazione di piante di interesse ecocompatibile, particolarmente rilevanti nella prospettiva della nuova direttiva europea sulla riduzione dell'uso dei fitofarmaci, che impegna anche i floricoltori ad adottare  tecniche di produzione rispettose dell'ambiente.

La ricercatrice Valeria Bianciotto dell'Ipp-Cnr di Torino è impegnata su questo fronte: "La nostra ricerca è indirizzata alla sperimentazione di tecniche di coltivazione alternative ai protocolli convenzionali. In particolare stiamo studiando l'introduzione nella filiera produttiva dei fiori di specifici funghi simbionti benefici, che migliorano la crescita e la resistenza delle piante come veri e propri biofertilizzatori".

La salute della pianta dipende in gran parte da delicati equilibri, che sono alla base non solo della nutrizione minerale, ma anche della resistenza agli stress ambientali. Spiega la ricercatrice: "I funghi micorrizici arbuscolari (Am) sono ampiamente diffusi nel suolo: si tratta di specie fungine che si associano con le radici di circa l'80% delle piante coltivate, tra cui le più importanti. Quest'associazione mutualistica è benefica e si basa sullo scambio di nutrienti: i funghi li assorbono dal suolo per rilasciarli ai loro ospiti vegetali, ricevendone in cambio zuccheri derivanti dalla fotosintesi. La pianta migliora così il suo sviluppo vegetativo e la resistenza a stress biotici e abiotici, il fungo completa con successo il proprio ciclo vitale".

Alcuni inoculi commerciali di funghi Am sono stati applicati nei vasi  di coltivazione delle camelie per osservare il loro effetto sulla crescita. "Le piante inoculate - spiega Bianciotto - hanno mostrato un maggiore capacità di assorbire i nutrienti dal terreno, soprattutto in assenza di fertilizzazione del substrato. Le concentrazioni di alcuni elementi sono risultate più elevate fino a 10 volte. Inoltre abbiamo osservato un aumento del diametro della chioma, della produzione di fiori e dell'attività fotosintetica (rispettivamente del 15%, 28% e 10%). Già nei primi due anni di coltivazione le camelie colonizzate crescono meglio". 

Conclude la ricercatrice: "Al momento stiamo studiando attraverso un approccio molecolare le comunità fungine presenti in radici di piante centenarie di camelia situate in parchi e giardini. Queste ricerche potranno essere la base per la formulazione di inoculi biofertilizzanti disegnati ad hoc per una coltivazione rispettosa dell'ambiente".

Claudio Barchesi

Fonte: Bianciotto Valeria , Istituto per la protezione delle piante, Torino, tel. 39 011 650292751, email v.bianciotto@ipp.cnr.it