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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 12 - 13 ott 2010
ISSN 2037-4801

L'altra ricerca   a cura di Rosanna Dassisti

Socio-economico

Dna Italia: perché la cultura diventi industria nazionale

Nessun paese al mondo può vantare un patrimonio di arte, storia e documenti, come l'Italia, per quantità e qualità. Ma siamo ancora lontani dal possedere una rete di imprese e iniziative, in grado di valorizzarlo. A Torino si è tenuto 'Dna Italia', il primo salone dedicato a questa grande opportunità per il nostro Paese. Dai tanti convegni e seminari che si sono susseguiti nella tre giorni sono uscite idee molto chiare sul potenziale di questo settore industriale che già oggi si presenta con un valore aggiunto di 167 miliardi di euro e 3,8 milioni di occupati.

Il mensile di informazione scientifica Newton ha promosso questa iniziativa con articoli e speciali e un primo speciale di 80 pagine si può scaricare gratuitamente dalla home page di www.newtonline.it. Ne seguiranno altri quattro.

Quando si parla di conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale, non ci si colloca semplicemente dentro le cornici - per altro già ampie e importanti - di settori come il restauro oppure la gestione dei musei. Come ha scritto Andrea Granelli, responsabile scientifico dell'iniziativa, nel nostro Paese "il museo è ovunque, presente in ogni angolo più remoto del territorio; un vero museo 'diffuso', che esce dai suoi confini, occupa le piazze e le strade, si distribuisce ed è presente in ogni piega del territorio. Per questi motivi possiamo considerarci il più grande laboratorio a cielo aperto legato alla cultura, dove progettare, sperimentare e adattare tecnologie, materiali, metodologie, format narrativi e meccanismi produttivi che ci consentono di conservare, tutelare e valorizzare questo patrimonio dell'umanità. Questa è la logica di sistema da assumere".