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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 11 - 29 set 2010
ISSN 2037-4801

Vita CNR   a cura di Francesca Gorini

Salute

Una proteina per 'fermare' i tumori più resistenti

Lo studio è stato pubblicato a settembre sulla prestigiosa rivista specialistica 'Cancer Cell'.

A firmare l'importante lavoro, un team tutto italiano dell'Istituto nazionale tumori 'Regina Elena' di Roma e dell'Istituto di biologia e patologie molecolari (Ibpm) del Cnr finanziati in parte dall'Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc) e in collaborazione con colleghi dell'Università dell'Aquila e dell'Istituto superiore di sanità. I ricercatori hanno compreso come la proteina 'Che-1' abbia effetti devastanti sulle formazioni tumorali, attivando un gene che favorisce la proliferazione delle cellule malate, e messo a punto un'innovativa tecnica per arrestare il processo.

Tutto ha inizio con l'individuazione e l'isolamento, da parte del gruppo, della proteina 'Che-1', che svolge un ruolo fondamentale in caso di danno al Dna, promuovendo la trascrizione del gene 'p53', la cui attivazione induce la riparazione del Dna danneggiato o alla morte cellulare programmata quando il danno è irreparabile.

In molti tumori tale gene è presente in una forma mutata, detta 'mtp53', che non solo non è più in grado di arrestare la crescita delle cellule malate, ma svolge al contrario un importante ruolo nel favorirne la proliferazione. Il gruppo ha scoperto che ad attivarlo è sempre la proteina 'Che-1', che nelle cellule normali 'attiva' il gene 'p53' e in quelle cancerose la forma mutata del gene. Da qui l'idea di provare a 'silenziare' l'attività di 'Che-1' nelle cellule malate: è emerso che senza tale proteina le cellule tumorali che esprimono il gene 'mtp53' muoiono. In pratica si attivano nella cellula percorsi alternativi di riparazione del danno che portano ad arrestare la progressione del tumore causandone addirittura la riduzione. Un risultato importante, che apre la strada a nuovi approcci terapeutici nella lotta a  tumori aggressivi o resistenti alle terapie.

"Il contributo dell'Ibpm-Cnr è legato soprattutto alla fase di caratterizzazione molecolare della proteina, essendo il nostro gruppo più orientato alla ricerca biotecnologica di base", spiega Claudio Passananti. "Quella tra il Cnr e l'Istituto Regina Elena è una collaborazione che va da anni grazie alle diverse competenze e know-how, ha consentito di ottenere importanti risultati. Solo per citare uno dei più recenti, la realizzazione in laboratorio del gene sintetico denominato 'jazz' che potrebbe aprire innovativi scenari nella lotta a una delle patologie più devastanti e tuttora incurabili, la distrofia muscolare di Duchenne

Fonte: Claudio Passananti, Istituto di biologia e patologie molecolari del Cnr presso l'ospedale 'Regina Elena' di Roma, tel. 06/52662573 , email claudio.passananti@ibpm.cnr.it -