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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 9 - 11 ago 2010
ISSN 2037-4801

Vita CNR   a cura di Francesca Gorini

Salute

Se la violenza su Fido nasconde il bullismo

"Se non salvi un pesce che giace moribondo sulla riva è fargli del male?" oppure "Se uccido un ragno perché ho paura è fare del male?" Sono alcune delle domande del questionario sottoposto agli alunni di tre scuole romane per misurare la violenza verso gli animali in bambini e adolescenti di età compresa tra i 9 e i 16 anni. I quesiti sono parte di una ricerca condotta da Camilla Pagani e Francesco Robustelli dell'Istituto di scienze e tecnologie della cognizione (Istc) del Cnr, in collaborazione con il professor Frank R. Ascione  della University of Denver. L'articolo verrà pubblicato su 'Anthrozoös', rivista scientifica che raccoglie studi relativi al rapporto umani-animali, Partendo dai dati raccolti tramite il questionario, lo studio analizza le diverse e complesse relazioni esistenti tra la violenza verso gli animali e quella interpersonale e sottolinea le capacità cognitive ed empatiche di molti bambini ed adolescenti nell'affrontare temi riguardanti i nostri rapporti con gli animali. Molti ragazzi, infatti, mettono in discussione atteggiamenti tradizionali e stereotipati presenti nella nostra cultura nel rapporto uomo-animale solitamente classificati come episodi di 'violenza socialmente accettabile'.

Le domande proposte  agli studenti costituiscono la versione italiana di quelle contenute nel 'Cruelty to animals inventory', ideato dallo psicologo australiano Dadds e dai suoi collaboratori, che include una domanda a risposta aperta, nella quale è chiesto ai ragazzi di raccontare un'esperienza di violenza sugli animali, vissuta in prima persona o in veste di testimoni. Proprio dalle risposte e dagli interrogativi posti dagli alunni ai ricercatori sono scaturiti alcuni dei risultati più significativi riportati nell'articolo.

 "La maggior parte dei ragazzi ha mostrato di considerare violente anche azioni cosiddette 'socialmente accettabili', delineando un concetto di violenza verso gli animali  più ampio rispetto a quello 'tradizionale", sottolinea Pagani, coordinatrice della ricerca. "Inoltre, dallo studio sono emerse due motivazioni molto significative che spingono i ragazzi a commettere atti di violenza verso gli animali, ovvero il bisogno di esercitare il potere su qualcuno più debole e la paura di qualcuno che non si conosce, sottolineando rispettivamente profonde somiglianze con il bullismo e la mancata integrazione tra i gruppi umani, per esempio quelli interetnici".

Barbara Pittaluga

Fonte: Camilla Pagani, Istituto di scienze e tecnologie della cognizione, Roma, tel. 06/44595311 , email camilla.pagani@istc.cnr.it -