Vita Cnr

Salvare gli ulivi del Salento

Albero di olivo
di Francesca Gorini

Oltre 8.000 ettari di oliveti in Puglia sono stati colpiti dal 'disseccamento rapido’, una malattia che sta assumendo importanti ricadute a livello ambientale ed economico. L’Istituto di virologia vegetale del Cnr è impegnato in prima linea nell’individuazione di soluzioni per contrastare il fenomeno ed evitare il contagio ad altre specie

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Il sintomo è una secchezza improvvisa della pianta, che inizialmente si sviluppa 'a pelle di leopardo’ e poi si estende progressivamente all'intera chioma, fino a provocarne il collasso. È il 'disseccamento rapido dell’olivo’, una malattia che in Puglia ha già colpito un’area di 8.000 ettari. Il fenomeno ha assunto proporzioni tali da destare preoccupazione per l’impatto economico e per le ricadute ambientali e paesaggistiche. Per questo ricercatori dell’Unità operativa di Bari dell’Istituto di virologia vegetale (Ivv) del Cnr, in collaborazione con colleghi della locale università, sono stati chiamati a far parte del team di esperti istituito dal Servizio fitosanitario della Regione Puglia per risolvere l’emergenza.

“Questo tipo di alterazione, comparsa nel Salento leccese all’incirca due anni fa, è caratterizzata da estesi e rapidi disseccamenti della chioma degli ulivi, cosa che ci ha indotto a pensare all’azione di agenti capaci di ridurre o bloccare in tutto il rifornimento idrico delle piante”, spiega Donato Boscia dell’Ivv-Cnr. “Le indagini condotte con il Dipartimento di scienze del suolo, della pianta e degli alimenti dell’Università di Bari ci hanno permesso di identificare almeno tre agenti nocivi all’origine della malattia: il lepidottero 'Zeuzera pyrina’ in combinazione con un insieme di funghi lignicoli del genere 'Phaeoacremonium’ - tra cui abbiamo isolato la specie 'P. parasiticum’ - e il batterio xilematico 'Xylella fastidiosa'”.

Su quest’ultimo batterio, in particolare, si sta concentrando l’attività dei ricercatori del Cnr. “La questione è di particolare rilievo non solo per la malattia in sé, che non ha precedenti a livello mondiale, ma anche e soprattutto per il fatto che 'Xylella fastidiosa’ risulta essere un patogeno da quarantena, mai insediato in Europa prima d’ora”, aggiunge il ricercatore. Forte è quindi la preoccupazione a livello europeo per un possibile contagio verso altri paesi, anche in considerazione del fatto che questo microrganismo è diffuso in natura da insetti alati e può quindi infettare numerose specie vegetali.

“La definizione delle misure più appropriate per il contenimento del contagio, che la Regione Puglia sta concordando di concerto con  il ministero delle Politiche agricole e con gli organi preposti dell’Unione Europea, dipenderà dai risultati dell’attività di ricerca”, conclude Boscia. “Gli studi che stiamo conducendo riguardano, al momento, la caratterizzazione del genotipo del batterio, l’identificazione degli insetti vettori, la determinazione della gamma di specie vegetali suscettibili e la realizzazione di specifici test di patogenicità”.

Fonte: Donato Boscia, Istituto di virologia vegetale, Bari, tel. 080/5443067; Manuela Pierozzi, Ufficio supporto tecnico scientifico , email manuela,pierozzi@cnr.it